Un cessate il fuoco di fragile durata ha cominciato a produrre effetti ufficiali, ma la situazione sul terreno e nelle vie di comunicazione marittime resta instabile mentre Stati Uniti e Iran trattano un accordo che potrebbe ridisegnare l’equilibrio regionale.
Strait of Hormuz — Il Golfo
La Casa Bianca ha dichiarato che l’Iran ha fornito assicurazioni sul transito delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz, via d’acqua strategica per il commercio energetico mondiale. Ciò nonostante, circolano resoconti secondo cui Teheran avrebbe nuovamente chiuso lo stretto in risposta agli attacchi israeliani in Libano, sottolineando la delicatezza delle garanzie fornite e il rischio che incidenti locali si traducano in interruzioni a livello globale. Lo stretto di Hormuz nuovamente chiuso spinge le quotazioni delle materie prime ed in particolare del petrolio. Il Brent sale del 3% a 97,8 dollari ed è sugli stessi livelli il Wti che guadagna il 3,5%. Il prezzo del gas è stabile a 46 euro al megawattora con un rialzo dell’1,5%.
Attacchi in Libano
Le Forze di Difesa israeliane hanno condotto quello che hanno definito il più grande attacco coordinato contro il Libano dall’inizio del conflitto, causando secondo il Ministero della Salute libanese almeno 112 morti e centinaia di feriti. Il presidente Donald Trump ha affermato che le continue operazioni israeliane in Libano non rientrano nell’accordo di cessate il fuoco di due settimane negoziato con l’Iran, riaccendendo la controversia su quali azioni siano effettivamente coperte dalla tregua.
Posizioni iraniane
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha messo in guardia Washington: la scelta è tra rispettare la pausa negoziata o perseguire una «guerra continuata via Israele». Anche il presidente del parlamento iraniano ha sostenuto che alcuni punti delle proposte iraniane sarebbero stati violati, segnalando frizioni sul contenuto e sull’interpretazione dell’accordo.
Diplomazia e negoziati
Una delegazione statunitense composta dal vicepresidente JD Vance, dall’inviato speciale Steve Witkoff e da Jared Kushner si recherà a Islamabad per colloqui con l’Iran a partire da sabato, nel tentativo di consolidare i termini della tregua. Vance ha commentato che sono circolate tre diverse proposte in 10 punti, generando confusione su quale testo costituisca la base dei negoziati; ha inoltre ironizzato sul fatto che la prima versione fosse «probabilmente scritta da ChatGPT» e rigettata.
Coinvolgimento israeliano e scenari militari
Secondo fonti israeliane citate dai media, il primo ministro Benjamin Netanyahu era a conoscenza dei progressi nei colloqui ma rimaneva incerto sulle decisioni finali del presidente Trump. Israele ha contemporaneamente pianificato la possibilità di un’escalation: fonti militari riferiscono che erano pronti piani per un’operazione congiunta USA-Israele contro infrastrutture iraniane, con obiettivi già identificati. Netanyahu ha dichiarato che il cessate il fuoco è entrato in vigore «in piena coordinazione con Israele» e ha affermato che il Paese non è stato colto di sorpresa, pur restando scettico sulla fattibilità di un accordo duraturo.
Divergenze sulle richieste israeliane
Nei colloqui Netanyahu avrebbe insistito per l’eliminazione delle capacità iraniane di arricchire uranio e sviluppare missili balistici, oltre a limitare le attività delle milizie proxy di Teheran nella regione. Fonti israeliane affermano anche di aver lavorato con gli Stati Uniti per escludere il Libano da alcune clausole della tregua, evidenziando come la definizione geografica degli impegni costituisca punto cruciale di contesa. La disputa ha visto anche messaggi contraddittori e accuse reciproche:
Impatto mediatico e disinformazione
Vance ha criticato la diffusione online di una terza versione «massimalista» del piano in 10 punti e ha bollato come infondata una prima bozza attribuita a «un ragazzo qualsiasi in Iran», mentre quella stessa bozza era stata riportata da funzionari iraniani e media statali. La vicenda mette in luce quanto la comunicazione pubblica e la disinformazione possano complicare un negoziato già estremamente delicato.
La tregua rimane precaria. Sebbene siano in corso trattative diplomatiche attive e vi siano segnali di coordinamento tra Usa e Israele, le operazioni militari sul campo e le affermazioni pubbliche dei protagonisti lasciano aperta la possibilità di una nuova escalation. Nei prossimi giorni saranno cruciali le consultazioni ad Islamabad e le verifiche sul rispetto degli impegni sul terreno, a cominciare dalla situazione nello Stretto di Hormuz e dalle attività militari in Libano.
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