San Severo, amministrazione nella tempesta e cittadini delusi: intervista all’Avv. Masucci, capo dell’opposizione e più votato alle regionali in città

INTERVISTA COMPLETA

Avvocato, Lei è stato candidato sindaco e oggi, di fatto, è il riferimento dell’opposizione consiliare. Che cosa sta accadendo politicamente a San Severo? A San Severo non siamo di fronte a una normale dialettica amministrativa, ma a una crisi politica permanente. Qui non c’è un confronto serio sui temi della città: c’è una maggioranza che vive alla giornata, impegnata da mesi in trattative interne solo per non cadere. Nel frattempo, sicurezza e sviluppo economico, che sono le due vere emergenze, sono scomparsi dall’agenda di governo.

Quando parla di crisi politica permanente, a cosa si riferisce concretamente?

Mi riferisco al fatto che l’attuale maggioranza non è più quella che ha vinto le elezioni.
La coalizione uscita dalle urne è stata smontata e riassemblata attraverso cambi di casacche, tradimenti e ricatti politici, senza una verifica programmatica e senza un dialogo trasparente con la città. Oggi si governa non per mandato democratico, ma per pura sopravvivenza numerica.

Ma i rimpasti in Giunta non hanno realizzato la ripartenza promessa?

Ripartenza? Non scherziamo. I rimpasti non hanno prodotto nulla perché non erano pensati per migliorare il governo della città, ma per tenere in piedi la maggioranza con qualsiasi mezzo. Sono stati baratti politici, non scelte amministrative. Le deleghe non sono state riorganizzate per risolvere i problemi della città, ma per accontentare consiglieri, evitare scissioni, ricucire tradimenti. Se la ripartenza consiste nell’avere assessori sostenuti da gruppi diversi da quelli che li avevano espressi, allora parliamo di cose diverse: quella non è ripartenza, è galleggiamento.

Che conseguenze sta producendo questo quadro sulla città?

La conseguenza è molto chiara: una città senza guida.
Questa Amministrazione non discute più dei problemi reali.

Pongo interrogativi semplici:
•   perché non è stata attuata la mia mozione sulla sicurezza, approvata all’unanimità dal Consiglio Comunale?
•   quando è stata l’ultima volta che l’Amministrazione ha affrontato con serietà:
* la sicurezza urbana
* i reati predatori
* gli schiamazzi e le scorribande notturne
* il degrado delle periferie
* il commercio che soffre e chiude
* le opportunità di sviluppo economico per i giovani

La risposta è: mai.
Non c’è un piano, non c’è una strategia, non c’è una visione.
C’è solo una maggioranza che pensa a sé stessa.

Un esempio recente lo dimostra chiaramente: San Severo non è stata nemmeno rappresentata nel nuovo Comitato di Coordinamento e Controllo di Acquedotto Pugliese, che decide investimenti e scelte strategiche sull’acqua pubblica. Ho dovuto depositare un’interrogazione consiliare affinché l’Amministrazione riferisse su un tema così delicato, che riguarda un bene essenziale come l’acqua e l’intero Alto Tavoliere. Un altro drammatico esempio che lo conferma è la ripetuta perdita di opportunità di finanziamento, dove San Severo è risultata esclusa addirittura per carenze progettuali. Quando accade questo, il problema non è burocratico ma politico-amministrativo, ed è sempre la città a pagarne il prezzo.

E i cittadini come vivono questo clima?

Male, perché a San Severo si sta pagando un prezzo altissimo: assenza di governo, immobilismo amministrativo, sfiducia crescente. Chi in campagna elettorale prometteva il cambiamento oggi tiene in piedi una maggioranza che non rappresenta più il patto con gli elettori. Ma la cosa che più mi preoccupa è la distanza che questa politica crea con i cittadini. Quando la politica si chiude nei palazzi, quando parla solo di sé stessa, quando cambia le persone ma non i metodi, i cittadini tendono a generalizzare e a mettere tutto sullo stesso piano. Ed è un danno enorme per la democrazia. Colangelo prometteva il cambiamento: invece sono cambiati solo gli interpreti, ma non il copione di una politica di potere vecchia e logora. E quando il copione è sempre lo stesso, fuori arriva un messaggio molto chiaro: “la politica è tutta uguale”. Non è vero, ma il rischio è che qualcuno ci creda. E questo è un danno culturale prima ancora che politico.

Ma alle elezioni regionali lei è stato il più votato a San Severo, sbaragliando anche molti big. Che lettura dà di quel risultato?

Ne sono felice. È stato un risultato importante, inatteso per qualcuno che non credeva che, anche senza una struttura organizzata e senza grandi portatori di pacchetti di voti, si potessero raccogliere migliaia di consensi. Io ho scelto di rivolgermi solo ai cittadini, con le mani libere, senza accordi o filiere di potere, e sono stato premiato. È stata la vittoria di un modello diverso, evidentemente apprezzato. Ma il risultato personale, da solo, conta poco: perché da soli non si va da nessuna parte. Quello che cercavo davvero era una verifica diretta tra me e i cittadini: volevo capire se stavo lavorando nella direzione giusta, se il mio modo di fare politica – concreto, coerente, senza compromessi al ribasso – fosse percepito e apprezzato. E la città mi ha confermato la fiducia e mi ha incoraggiato a proseguire, con coerenza e fermezza, il percorso iniziato il giorno in cui ho accettato la candidatura a sindaco, poco più di un anno e mezzo fa. Per me la politica non è poltrone e alchimie di maggioranza, è presenza, ascolto e lavoro sui temi reali.

E allora che programmi ha per il futuro?

Ribadisco una cosa per me fondamentale: i programmi non si fanno da soli. La politica non è un esercizio individuale ma un percorso collettivo. Per ora continuo a mantenere l’impegno assunto con la città nel ruolo che oggi mi compete, cioè quello dell’opposizione dura ma sempre responsabile. La differenza rispetto a un anno e mezzo fa è che oggi lo faccio con una consapevolezza in più: oltre al sostegno delle forze politiche a me vicine, ho ricevuto una conferma diretta dagli elettori nella tornata regionale, dove sono risultato il più votato a San Severo e primo dei non eletti nella mia lista provinciale. E quel risultato mi ha rinnovato un mandato morale fatto di fiducia, libertà e coerenza. Il futuro si costruisce con umiltà, senza imposizioni ma tenendo in debito conto la voce dei cittadini, perché non bastano i simboli di partito: ci vogliono persone e proposte credibili.

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