Ridotto il numero di autovelox: perché il Governo italiano ha spento 850 apparecchi

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Con l’entrata piena in vigore delle nuove norme sugli autovelox, da mezzanotte risultano attivi circa 3.150 dispositivi in Italia perché conformi ai requisiti di omologazione previsti dal decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Per i restanti circa 850 apparecchi, invece, si rende necessario un passaggio ulteriore: i produttori dovranno presentare la documentazione integrativa richiesta per ottenere l’omologazione del prototipo. Il provvedimento non riguarda, secondo quanto riportato, problemi tecnici dei rilevatori. Gli apparecchi vengono disattivati perché non rientrano nell’elenco dei modelli considerati dal ministero conformi ai requisiti che determinano l’omologazione automatica. In altre parole: non si tratta di una verifica di efficienza dei dispositivi, ma di una verifica di regolarità amministrativa e tecnica.

L’obiettivo del Governo: 

L’obiettivo dichiarato dal ministro Matteo Salvini è la sicurezza stradale, ma anche evitare che i controlli diventino uno strumento “per fare cassa” a carico dei cittadini. La questione, però, non nasce oggi. Il nodo affonda le sue radici in una disciplina del 1992, quando il regolamento di esecuzione e attuazione del Codice della Strada ha previsto che le apparecchiature per l’accertamento delle violazioni dei limiti di velocità dovessero essere “omologate” e “approvate” dal ministero. In realtà, in questi anni, secondo il testo, non sono stati definiti con chiarezza iter e criteri di omologazione, con la conseguenza che gli autovelox sarebbero stati gestiti solo come “autorizzati”, senza arrivare davvero alla piena omologazione. Negli ultimi tempi, inoltre, diverse sentenze della Corte di Cassazione hanno rafforzato un punto specifico: secondo i giudici, omologazione e approvazione sono procedure distinte e entrambe necessarie. Questo ha generato contenziosi e difficoltà operative, soprattutto per le amministrazioni comunali.

Cosa cambia da domenica 12 luglio 2026: 

Da oggi i nuovi dispositivi dovranno rispettare caratteristiche, requisiti e procedure previsti dal decreto ministeriale pubblicato in Gazzetta Ufficiale. La riforma pone fine, quindi, a un vuoto regolatorio durato decenni. Per i dispositivi già utilizzati, il decreto interviene tramite l’Allegato B, che elenca i modelli di 25 prototipi ritenuti conformi ai requisiti previsti. Per questi prototipi, il decreto indica che risultano “si intendono omologati”. Se invece un apparecchio non rientra nell’elenco, la conseguenza è la disattivazione: le eventuali sanzioni, secondo la logica del provvedimento richiamata nel testo, sarebbero nulle. L’apparecchio potrebbe essere riattivato solo se il relativo prototipo ottiene l’omologazione attraverso l’iter previsto. Secondo le indicazioni riportate, farebbero parte di questa categoria almeno 850 dispositivi su oltre 4mila complessivamente censiti. Se vuoi, posso anche trasformare l’articolo in una versione “più giornalistica” (con attacco, citazioni e chiusura) oppure in una versione più tecnica e neutra per un blog/portale.

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