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Pioggia acida tossica dopo gli attacchi su depositi petroliferi in Iran. Onu: «Grave pericolo per la salute della popolazione» – video

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Recenti attacchi aerei israeliani e statunitensi su depositi di petrolio a Teheran hanno sollevato gravi preoccupazioni per la salute pubblica e l’ambiente, come evidenziato nelle dichiarazioni di Ravina Shamdasani, portavoce dell’ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani. Le sue affermazioni pongono interrogativi cruciali riguardo al rispetto delle obbligazioni di proporzionalità e precauzione sotto il diritto internazionale umanitario:

Effetti tossici e avvisi di allerta:

Shamdasani ha sottolineato che i siti colpiti non sembrano avere un uso puramente militare, suggerendo che gli attacchi potrebbero non essere giustificabili sotto il profilo delle leggi internazionali. Le dichiarazioni del portavoce dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), Christian Lindmeier, hanno ulteriormente allarmato la comunità internazionale. Lindmeier ha avvertito che le piogge acide e la “pioggia nera” che stanno colpendo Teheran rappresentano un pericolo grave per la popolazione. Le autorità iraniane hanno emesso avvisi, esortando i cittadini a rimanere in casa a causa delle conseguenze tossiche degli attacchi. Inoltre, l’OMS sta monitorando i rischi per la salute derivanti dalla massiccia emissione di idrocarburi tossici, ossidi di zolfo e composti azotati nell’aria, con preoccupazioni crescenti riguardo all’inquinamento regionale derivante da attacchi alle infrastrutture petrolifere in Bahrein e Arabia Saudita. Link video:

La situazione in Libano

In Libano, la crisi si sta aggravando. Più di 100.000 persone sono state sfollate in sole 24 ore a causa degli attacchi israeliani, aumentando il numero totale di rifugiati a quasi 700.000. Karolina Lindholm Billing, rappresentante dell’UNHCR, ha descritto un’evacuazione accelerata rispetto al conflitto del 2024, segnalando come molte persone siano costrette a dormire in auto e fuggire senza nulla. Le storie di coloro che hanno perso tutto ripetutamente, come quella di una donna di novant’anni che ha già subito la perdita di undici membri della famiglia, evidenziano il trauma e l’incertezza che colpiscono la popolazione libanese. Il conflitto nella regione ha avuto anche ripercussioni in Afghanistan, con un significativo numero di rifugiati iraniani che tornano a casa. Secondo l’UNHCR, circa 110.000 persone sono rientrate dall’inizio dell’anno. Tuttavia, questi ritorni non avvengono senza rischi: i rifugiati affrontano una maggiore precarietà e incertezze economiche. Inoltre, l’UNICEF ha registrato un aumento dei bambini trattati per malnutrizione, con un raddoppio dei casi in una sola settimana. Tali statistiche indicano che la mancanza di alimenti nutrienti è in aumento, con l’UNICEF che avverte delle ripercussioni sul benessere dei bambini.

Devastazione nella Catena di fornitura globale:

Jean-Martin Bauer, direttore del servizio di analisi alimentare e nutrizionale del WFP, ha messo in guardia riguardo agli impatti del conflitto sullo Stretto di Hormuz e nello Stretto di Bab El-Mandeb, punti critici della catena di approvvigionamento globale. L’aumento dei costi di assicurazione per i rischi di guerra e le deviazioni delle rotte marittime stanno rendendo più difficile e costosa la consegna di aiuti umanitari essenziali. Le spedizioni necessitano ora di percorsi molto più lunghi, estendendo considerevolmente i tempi di consegna e i costi per il WFP, che si trova costretto a cambiare le sue rotte tradizionali per raggiungere le aree bisognose. L’impatto delle attuali tensioni geopolitiche sul Medio Oriente continua a rivelarsi devastante, non solo per i paesi direttamente coinvolti nel conflitto, ma anche per le popolazioni vulnerabili della regione. Con l’intensificarsi delle violenze e una risposta umanitaria già gravemente compromessa, il futuro sembra incerto e preoccupante.

Fonte: Onu
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