
NATIONAL HARBOR, Maryland — Gli Stati Uniti d’America hanno dispiegato nello spazio sistemi d’arma destinati al controllo orbitale e alla difesa delle forze militari congiunte dalle minacce avversarie. Lo ha annunciato il segretario dell’Air Force, Troy Meink, durante il discorso inaugurale della conferenza annuale Air, Space & Cyber organizzata dall’Air & Space Forces Association.
«Gli Stati Uniti dispongono ora di armi per il controllo dello spazio in orbita, capaci di difendere le forze congiunte da azioni ostili degli avversari», ha dichiarato Meink nel corso del suo intervento. Il segretario non ha fornito dettagli sul numero, sulla natura o sulle caratteristiche dei sistemi dispiegati. Ha tuttavia sottolineato che l’annuncio è stato formulato con attenzione e che la capacità di proteggere e mantenere operative le risorse spaziali statunitensi è diventata essenziale, soprattutto alla luce dei progressi compiuti da potenze rivali nel settore. «È fondamentale mantenere la nostra superiorità non solo nell’aria, ma anche nello spazio», ha affermato Meink. «Per questo abbiamo dovuto adottare misure che ci consentano di reagire quando siamo minacciati». Poco dopo, la Cina ha esortato gli Stati Uniti a “smettere di prepararsi alla guerra” nello spazio. “Esortiamo gli Stati Uniti a smettere di espandere le proprie capacità militari e di prepararsi alla guerra nello spazio”, ha detto il portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, Guo Jiakun, in conferenza stampa. Guo ha quindi messo in guardia contro una “corsa agli armamenti” nello spazio. E ha lanciato un monito contro «la militarizzazione dello spazio extra-atmosferico e la sua trasformazione in un campo di battaglia». Di contro, lo US Space Force ha sottolineato che la Cina «sta sviluppando e implementando capacità spaziali e anti-spaziali nell’ambito di una strategia di modernizzazione militare», mentre la Russia «considera lo spazio un dominio di guerra e ritiene che la supremazia spaziale sarà un fattore decisivo nei futuri conflitti». La replica da Mosca: «Lo spazio deve essere libero da ogni tipo di arma» – ha commentato invece da Mosca, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov.
Una svolta nella comunicazione del Pentagono:
La dichiarazione rappresenta la prima conferma pubblica, da parte di un alto funzionario del Pentagono, dell’esistenza di armi statunitensi già posizionate in orbita. Per anni, Washington aveva mantenuto il massimo riserbo sugli eventuali programmi destinati a condurre operazioni offensive o difensive nello spazio. La posizione ufficiale ha iniziato a cambiare nel 2025, quando la United States Space Force (fondata dal Presidente Usa Donald Trump nel 2019) ha cominciato a discutere più apertamente della possibilità di condurre operazioni belliche nel dominio spaziale. A sua volta, l’organismo è ispitato dalla Strategic Defense Initiative, proposta nel 1983 dal Presidente Usa Ronald Reagan e allora denominata “Guerre Stellari“, ispirandosi al popolare film di fantascienza. Nello stesso periodo, il servizio ha pubblicato un quadro operativo dedicato alle modalità con cui gli Stati Uniti intendono affrontare le minacce contro i propri satelliti e le proprie infrastrutture orbitali. L’espressione “controllo dello spazio” comprende un’ampia gamma di attività: dalla difesa dei satelliti alle operazioni offensive, dalla guerra elettronica agli attacchi informatici e alle operazioni di contrasto contro i sistemi spaziali avversari. Link video:
Armi cinetiche e non cinetiche:
Secondo il quadro operativo della Space Force, gli Stati Uniti stanno valutando sia sistemi cinetici sia strumenti non cinetici. I primi potrebbero provocare danni fisici diretti a un satellite o a un’altra piattaforma orbitale; i secondi potrebbero invece interromperne o limitarne le funzioni senza distruggerla. Tra le operazioni ipotizzate rientra l’“orbital strike”, ovvero l’attacco orbitale. Questa tipologia di intervento comprende azioni volte a distruggere, disturbare o degradare i sistemi spaziali di un avversario. Le operazioni potrebbero essere condotte attraverso missioni di inseguimento, durante le quali il sistema d’attacco si avvicina al bersaglio, oppure mediante strumenti capaci di agire a distanza. Un’altra possibilità è rappresentata dall’interdizione dei collegamenti spaziali. In questo caso verrebbero utilizzati esclusivamente mezzi non cinetici, come attacchi elettromagnetici o informatici, per impedire a un avversario di comunicare con i propri satelliti o di impiegarli contro gli Stati Uniti e i loro alleati. La Space Force potrebbe inoltre impiegare sistemi destinati esclusivamente alla protezione delle proprie infrastrutture spaziali. Tra le opzioni citate figurano le operazioni di scorta, i contrattacchi e le attività volte a neutralizzare o sopprimere i sistemi avversari che prendono di mira i satelliti statunitensi. Link video:
L’annuncio di Meink conferma così il crescente ruolo dello spazio nelle strategie militari americane. Satelliti per le comunicazioni, la navigazione, l’intelligence e l’allerta missilistica sono ormai considerati elementi essenziali per il funzionamento delle forze armate. La loro protezione, e la capacità di impedire agli avversari di utilizzare sistemi analoghi, stanno diventando una componente centrale della competizione strategica internazionale. Pur senza rivelare quali armi siano state dispiegate, quanti sistemi siano operativi o quali Paesi rappresentino la principale minaccia, il Pentagono ha segnalato che gli Stati Uniti intendono mantenere una posizione dominante anche nel dominio spaziale.
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