
Quello del mese di gennaio del 2026 si è rivelato un momento drammatico per la Sicilia, colpita dal ciclone “Harry“, che ha lasciato dietro di sé una scia di distruzione. Le stime preliminari indicano danni superiori a un miliardo di euro, comprendenti attività commerciali, aziende, strade e abitazioni danneggiate o completamente distrutte. Il ciclo di maltempo si è abbattuto sull’Isola tra lunedì 19 e mercoledì 21 gennaio, infliggendo danni particolarmente gravi ai Comuni della fascia ionica, nella parte orientale della regione. Oltre ai pesanti danni material, il ciclone Harry ha segnato un altro triste traguardo:

l’onda più alta mai registrata nel Mediterraneo. Durante il picco delle condizioni avverse, martedì 20 gennaio, l‘Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) ha misurato un’onda record alta 16.66 metri nel Canale di Sicilia, tra Portopalo di Capo Passero (nel Siracusano) e Malta. Questo dato ha superato il precedente record strumentale europeo di 14.2 metri, misurato durante la tempesta Gloria in Spagna nel 2020. La rilevazione di un’onda di 16,66 metri è stata possibile grazie ai moderni sensori inerziali installati sulle boe della Rete Ondametrica Nazionale. Questi strumenti sono capaci di campionare i movimenti della superficie marina con elevate frequenze e di trasmettere i dati in tempo reale via satellite, fornendo informazioni cruciali per la previsione e la gestione dei fenomeni meteorologici estremi.
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