Iran apre a negoziati con Usa: crolla il prezzo del petrolio ma risale dopo attacco

di | Novembre 3, 2026
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Teheran segnala la disponibilità a discutere con gli Stati Uniti d’America, mentre cresce la tensione militare nello Stretto di Hormuz. Secondo quanto riferito da funzionari americani al Wall Street Journal, le forze statunitensi hanno colpito nella notte l’isola iraniana di Qeshm. L’attacco rientrerebbe in una serie di raid limitati condotti nelle ultime settimane, mantenuti riservati per evitare che fossero interpretati come l’avvio di una nuova offensiva su vasta scala. I funzionari citati dai media americani hanno descritto le operazioni come misure di autodifesa, in risposta ai tentativi iraniani di minacciare il traffico marittimo e obiettivi statunitensi. L’agenzia iraniana Irna aveva riferito in precedenza di cinque esplosioni udite sull’isola, situata nello Stretto di Hormuz.

Le dichiarazioni di Usa e Iran: 

La notizia dei raid è arrivata dopo segnali di apertura diplomatica da entrambe le parti. Il presidente Donald Trump si è detto ottimista sulle prospettive di un accordo, mentre il vicepresidente JD Vance ha dichiarato che l’amministrazione vede con favore la possibilità di una soluzione negoziata. Anche il segretario di Stato Marco Rubio ha affermato che Trump preferirebbe risolvere il conflitto per via diplomatica. Secondo le informazioni riportate, la Guida suprema Ali Khamenei avrebbe dato il via libera al governo iraniano per negoziare con Washington. Sul fronte regionale, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha ribadito che l’Iran «non nutre alcuna ostilità» verso i Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo. In un messaggio su X, ha elogiato il ruolo di Qatar e Oman e confermato il dialogo con l’Arabia Saudita. L’obiettivo dichiarato da Teheran è raggiungere accordi di sicurezza definiti dai Paesi della regione, senza la presenza militare di potenze straniere.

Il prezzo del petrolio: 

I mercati petroliferi hanno reagito in modo volatile agli sviluppi. Dopo il calo di oltre il 7% registrato nella seduta precedente, in seguito alle speranze di una soluzione diplomatica, il greggio è risalito quando è emersa la notizia dell’attacco a Qeshm. Brent e West Texas Intermediate hanno registrato aumenti di circa lo 0,97%, raggiungendo rispettivamente 105,77 e 97,41 dollari al barile. La crisi ha già provocato gravi ripercussioni sulle forniture globali di petrolio e gas, mentre i prezzi elevati dell’energia alimentano le preoccupazioni sull’inflazione e sul costo dei carburanti negli Stati Uniti. Intanto, il quadro regionale resta segnato da altri fronti di conflitto: secondo il testo, nuovi bombardamenti israeliani a Gaza hanno causato cinque morti. Sul piano politico israeliano, da mercoledì sono attese consultazioni, mentre Gadi Eisenkot è impegnato nella ricerca di alleati.

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