Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha recentemente dichiarato che la Repubblica Islamica dell’Iran non ha intenzione di chiedere un cessate il fuoco né di avviare negoziati per la cessazione delle ostilità in risposta all’aggressione in corso da parte degli Stati Uniti e di Israele. Queste affermazioni sono state espresse durante un’intervista con la tv americana CBS News, in cui Araghchi ha chiarito l’impegno delle forze armate iraniane a mantenere la difesa del Paese “finché sarà necessario”.
Un’azione militare sostenuta:
Araghchi ha confermato che l’Iran ha come obiettivo solo le basi e le strutture americane nella regione, ricollegandosi all’operazione di rappresaglia denominata True Promise 4. Ha sottolineato che numerosi attacchi contro l’Iran provengono dai territori degli stati del Golfo Persico, dimostrando un quadro complesso di alleanze e inimicizie regionali. Inoltre, il ministro ha chiarito che, sebbene non ci sia stato un blocco totale dello Stretto di Hormuz, l’aggressione da parte degli Stati Uniti ha reso pericoloso il transito navale in questa vitale via d’acqua, attraverso cui normalmente passa circa il 20% delle forniture petrolifere mondiali. Araghchi ha riferito che diversi paesi hanno richiesto all’Iran di garantire un passaggio sicuro alle loro navi, ma ha affermato che la decisione finale è nelle mani delle forze militari iraniane.
L’Attacco del 28 febbraio:
La tensione ha raggiunto un picco il 28 febbraio, quando un attacco a sorpresa da parte degli Stati Uniti e del regime israeliano ha portato all’assassinio della Guida Suprema della Rivoluzione Islamica, Seyyed Ali Khamenei, e di alti comandanti militari iraniani. Questo attacco è avvenuto in un momento in cui Teheran stava conducendo negoziati sul programma nucleare con Washington, e entrambe le parti avevano segnalato progressi nelle discussioni. Araghchi ha attribuito responsabilità per il conflitto attuale a coloro che hanno fornito “false informazioni” al presidente americano Donald Trump durante i negoziati, suggerendo che le tensioni attuali rappresentano una guerra imposta su entrambe le nazioni.
Rappresaglie e conseguenze regionali:
In risposta all’aggressione, le forze armate iraniane hanno lanciato una serie di attacchi con droni e missili contro obiettivi americani e israeliani, intensificando ulteriormente le ostilità nella regione. La situazione nello Stretto di Hormuz è diventata critica, con centinaia di navi ancorate nelle immediate vicinanze, mentre le compagnie di navigazione e gli esportatori di petrolio hanno sospeso le operazioni a causa delle crescenti preoccupazioni per la sicurezza. Questo contesto di conflitto ha il potenziale di destabilizzare ulteriormente non solo l’Iran, ma anche l’intera regione, influenzando i mercati energetici globali e generando incertezze politiche. Il futuro delle relazioni tra Iran e Stati Uniti, così come con Israele, appare incerto e complesso, con il rischio di un ulteriore deterioramento delle condizioni di sicurezza nell’area. La risposta di Teheran alle provocazioni sembra risoluta, ma il costo umano e politico di questo conflitto resta da vedere. Link video:
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