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Giuseppe Conte è stato ascoltato ieri (6 agosto 2026) dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza sanitaria legata al Covid-19 dopo settimane di rinvii e polemiche. L’ex presidente del Consiglio dei Ministri, in qualità di leader del M5s e come Governo che guidò il Paese nella fase più drammatica della pandemia tra il 2020 e l’inizio del 2021, ha riferito ai commissari e ha depositato un documento che, secondo quanto riferito, sarebbe stato ottenuto tramite una fonte anonima. L’audizione, tenutasi presso Palazzo San Macuto, si è conclusa dopo circa cinque ore. Durante l’incontro Conte ha raccontato di aver “depositato un verbale che mi è arrivato in forma anonima”, sottolineando che si tratta di “dieci pagine”. L’ex premier ha spiegato di non averlo ricevuto in precedenza:
L’esito dell’audizione:
“Appena pervenutomi con lettera anonima l’ho esaminato ritenendo che fosse degno di essere segnalato alla Procura di Roma”. Conte ha poi chiesto ai componenti della Commissione che il verbale “rimanga agli atti”, aggiungendo un ulteriore elemento al quadro investigativo e politico già al centro di discussioni pubbliche da mesi. Il seguito dell’audizione è stato fissato per il 14 settembre, quando la Commissione tornerà a valutare quanto emerso e a proseguire l’approfondimento della documentazione acquisita. Nel corso della sua libera audizione, l’ex presidente del Consiglio ha inoltre affrontato la vicenda JC Electronics, richiamando il contesto relativo a una commessa per la fornitura di mascherine poi bloccata dall’ex commissario per l’emergenza Domenico Arcuri. Sui vaccini: Conte ricorda la “libertà di scelta”, attribuendo invece a Mario Draghi l’introduzione dell’obbligo vaccinale. Nel corso del suo intervento, l’ex premier ha difeso anche i Dpcm, ritenuti lo strumento “più idoneo“. Conte ha posto l’attenzione in particolare sulla transazione che avrebbe chiuso il contenzioso, citando il riconoscimento di un risarcimento di 100 milioni alla società. Un passaggio che, secondo la ricostruzione proposta in Commissione, è diventato uno dei nodi più controversi nel dibattito sulla gestione degli acquisti durante l’emergenza. Sul piano istituzionale, intanto, la Commissione parlamentare d’inchiesta—istituita dal Parlamento—continua a svolgere il proprio lavoro con un mandato esclusivamente conoscitivo. Pur potendo contare su poteri d’indagine ampi, analoghi a quelli dell’autorità giudiziaria per l’acquisizione di documenti e testimonianze, l’organismo non emette sentenze né accerta responsabilità penali: l’obiettivo è ricostruire modalità e decisioni assunte durante la pandemia, individuando criticità, punti di forza e possibili insegnamenti per il futuro. La questione si inserisce in un contesto più ampio: lo stato di emergenza è stato deliberato dal Governo Conte il 31 gennaio 2020, dopo la dichiarazione dell’Organizzazione mondiale della sanità relativa alla diffusione del nuovo coronavirus. Nei mesi successivi, con l’evoluzione del quadro epidemiologico, l’Esecutivo ha introdotto prima le zone rosse circoscritte e poi il lockdown nazionale del marzo 2020, con restrizioni significative su mobilità, attività economiche e scuola, incidendo in modo profondo sulla vita sociale. A distanza di oltre sei anni dall’inizio dell’emergenza, il confronto parlamentare continua dunque a riportare al centro scelte e procedure che restano oggetto di discussione politica e istituzionale. Il link al video della registrazione integrale diffusa dal Senato della Repubblica:
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