A Gaza i bambini continuano a perdere la vita anche durante il cessate il fuoco

di | Ottobre 21, 2026
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GINEVRA — Il cessate il fuoco non ha fermato la sofferenza dei bambini a Gaza. Secondo una dichiarazione dell’UNICEF diffusa il 16 ottobre 2026, nelle due settimane precedenti sono stati segnalati cinque bambini e due bambine uccisi e almeno 33 minori gravemente feriti in attacchi aerei, con droni e colpi d’arma da fuoco. Altri due bambini sono morti per ferite riportate in precedenza. A poco più di un anno dall’annuncio della tregua, sono oltre 340 i bambini che, secondo l’organizzazione, risultano uccisi. Circa 800.000 minori sono ancora sfollati: la maggior parte vive in tende o in edifici danneggiati, in condizioni precarie. L’UNICEF stima inoltre che circa 60.000 bambini abbiano perso uno o entrambi i genitori durante la guerra o dopo il cessate il fuoco. Quasi tutti, afferma l’organizzazione, hanno bisogno di qualche forma di sostegno per la salute mentale. Sulla stampa italiana, intanto, si riportano racconti inquietanti di carri armati comandati a distanza e oggetti imbottiti di esplosivo. Con l’avvicinarsi dell’inverno, le famiglie devono affrontare freddo, piogge, servizi igienici insufficienti e ripari inadeguati. La situazione alimentare è migliorata grazie all’ingresso di maggiori aiuti e forniture commerciali, ma, avverte l’UNICEF, le conseguenze della guerra continuano a condizionare ogni aspetto della vita dei bambini: dal luogo in cui dormono alla possibilità di studiare, giocare e sentirsi al sicuro. Tra le storie raccolte dall’organizzazione c’è quella di Norhan, 16 anni. Sua madre, colpita da un proiettile quando era all’ottavo mese di gravidanza, ha dato alla luce una bambina ed è morta il giorno successivo. Norhan ora si prende cura della sorellina Narjis, di un anno, e aiuta nello studio gli altri tre fratelli, che frequentano un centro educativo sostenuto dall’UNICEF. Il suo sogno è diventare farmacista, anche se, racconta, non è sicura di poterlo realizzare. Dall’inizio del cessate il fuoco, più di 560.000 bambini sono tornati a imparare, anche grazie a oltre 200 centri educativi sostenuti dall’UNICEF. L’organizzazione riferisce di aver fornito assistenza economica digitale a più di 380.000 persone e di continuare a garantire acqua sicura a 1,2 milioni di persone, oltre a rimuovere rifiuti solidi e distribuire forniture mediche. Ma questi interventi, sottolinea, non bastano a ripristinare i servizi essenziali. Particolarmente grave è la situazione delle infrastrutture fognarie:

La situazione è ancora tragica: 

tutti e sei gli impianti di trattamento delle acque reflue risultano ancora fuori servizio e gran parte dei liquami non trattati viene pompata in mare. L’UNICEF segnala anche il rischio legato al bacino di raccolta delle acque piovane di Sheikh Radwan, riempito per circa metà. Con l’arrivo delle piogge, potrebbe traboccare e allagare le zone residenziali a valle, esponendo bambini e famiglie a rischi potenzialmente letali. Il bacino, afferma l’organizzazione, potrebbe essere svuotato in due settimane, ma le attrezzature necessarie non sono ancora state autorizzate a entrare a Gaza. L’UNICEF chiede una tregua effettiva e l’attuazione integrale del piano di pace. Invita inoltre le autorità israeliane a consentire l’ingresso di materiali, ricambi, generatori, olio motore e forniture tecniche per riparare le infrastrutture e sostenere i servizi ancora in funzione. Chiede infine alle parti in conflitto di rispettare i termini del cessate il fuoco, la risoluzione 2803 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e gli obblighi previsti dal diritto internazionale umanitario. Per i bambini, conclude l’organizzazione, tornare a una vita normale significa poter andare a scuola, stare con la famiglia e gli amici, ricevere cure, avere un riparo dignitoso e giocare in sicurezza. Una possibilità che, dopo anni di guerra, resta ancora lontana.

Fonte: https://www.unicef.org/press-releases/childhood-defined-struggle-survival-gaza-strip

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