Il premier spagnolo Pedro Sánchez ha annunciato la convocazione di elezioni anticipate, fissate per il 29 novembre, dopo un fine settimana di consultazioni con ministri e dirigenti del Partito socialista operaio spagnolo (Psoe). La decisione arriva in un momento di forte tensione politica e sociale, segnato dalla crisi abitativa, dalle proteste contro il caro affitti e dalla crescente difficoltà del governo a mantenere una maggioranza parlamentare stabile.
«Abbiamo bisogno di rinnovare e ampliare il sostegno dei cittadini per affrontare in modo approfondito le riforme ancora in sospeso e ridurre il livello di disuguaglianza», ha dichiarato Sánchez. L’obiettivo, ha aggiunto, è ottenere «una maggioranza progressista molto più ampia» con cui «piegare le élite, conquistare nuovi progressi sociali e continuare a trasformare la Spagna».
Nel suo discorso, il premier ha accusato gli «speculatori» di voler «distruggere il Paese» e ha presentato il voto come una scelta tra due visioni opposte. Da una parte, ha detto, c’è la possibilità di unirsi all’«ondata di estrema destra»; dall’altra, quella di mantenere la Spagna come «un baluardo di apertura e giustizia sociale» e un punto di riferimento per la pace, il femminismo e la prosperità.
Il calendario elettorale
Il Consiglio dei ministri dovrebbe approvare il decreto di convocazione dopo l’informazione al re. Il provvedimento sarà quindi pubblicato sulla Gazzetta ufficiale. Da quel momento decorreranno i 54 giorni previsti dalla legge elettorale, che conducono alla data del 29 novembre.
Sánchez ha annullato gli appuntamenti ufficiali previsti per la giornata, mentre il governo cerca di garantire l’approvazione delle misure sulla casa respinte dal Congresso. Una delle ipotesi allo studio prevede l’adozione di un nuovo decreto, che potrebbe essere sottoposto al voto della Deputazione permanente entro trenta giorni dallo scioglimento del Parlamento.
La Deputazione permanente manterrebbe infatti la facoltà di approvare provvedimenti durante il periodo elettorale. In questo modo, il governo potrebbe evitare un nuovo passaggio in plenaria e non avrebbe bisogno dei voti di Junts per ratificare le misure.
La crisi abitativa al centro dello scontro
La convocazione del voto arriva pochi giorni dopo la bocciatura di due decreti dedicati all’emergenza abitativa. I provvedimenti, ribattezzati «decreti Maricarmen» in riferimento al caso di un’anziana disabile sfrattata a Madrid, miravano ad ampliare l’offerta di alloggi accessibili e a garantire maggiore stabilità ai contratti di locazione.
I testi sono stati respinti grazie ai voti del Partito popolare, di Vox e dei sette deputati di Junts per Catalunya, finora determinanti per la sopravvivenza parlamentare del governo. Il partito catalano aveva chiesto all’esecutivo di elaborare un nuovo provvedimento, ma Sánchez aveva inizialmente escluso l’ipotesi di ritirare i decreti.
Per i socialisti, la bocciatura potrebbe tuttavia trasformarsi in un’arma elettorale. Il Psoe punta a mettere Partito popolare, Vox e Junts di fronte alla responsabilità politica di aver respinto misure sostenute da un movimento di protesta ormai diffuso in tutto il Paese. Restano però divisioni all’interno della maggioranza e tra le forze della sinistra, con Sumar e Podemos ancora lontani da una strategia comune.
Proteste in oltre cinquanta città
La crisi degli affitti ha alimentato manifestazioni in più di cinquanta città spagnole. A Madrid, quattro cortei sono confluiti a Plaza de Cibeles. Secondo la delegazione del governo, i partecipanti sarebbero stati circa 70mila; il Sindacato degli inquilini ha invece stimato una presenza di circa 500mila persone.
I manifestanti chiedono interventi più incisivi contro il caro affitti, maggiori tutele per gli inquilini e la convocazione di uno sciopero generale per il diritto alla casa. A Valencia, la protesta è degenerata in scontri al termine del corteo, nei pressi del Palau de Les Arts, dove era in programma una conferenza sugli investimenti immobiliari. Il bilancio è di cinque arresti e nove agenti feriti. La polizia ha utilizzato proiettili di gomma e gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti.
A Madrid, inoltre, gruppi dell’estrema destra hanno tentato di raggiungere il presidio degli attivisti per il diritto alla casa allestito da giorni alla Puerta del Sol. La polizia ha separato i due schieramenti e respinto i militanti neofascisti, alcuni dei quali avrebbero esibito saluti nazisti.
L’opposizione punta alla vittoria
Dopo otto anni al potere, Sánchez arriva al voto indebolito dagli scandali di corruzione che hanno coinvolto persone della sua cerchia politica e familiare. Sul governo pesano inoltre le critiche per la gestione della crisi migratoria a Ceuta, dove migliaia di persone provenienti dal Marocco erano entrate nell’enclave nordafricana.
I sondaggi più recenti indicano il Partito popolare in vantaggio sul Psoe, ma senza una maggioranza assoluta. Per governare, i conservatori potrebbero quindi avere bisogno del sostegno di Vox, attualmente terza forza politica del Paese.
Il leader del Partito popolare, Alberto Núñez Feijóo, ha accolto con favore l’annuncio. «Finalmente saranno gli spagnoli a decidere», ha dichiarato dalla sede del partito, descrivendo le elezioni come una scelta tra «corruzione e decenza» e tra «difficoltà e prosperità».
La sinistra cerca una candidatura unitaria
Parallelamente, le forze della sinistra riunite nella coalizione Sumar hanno convocato un vertice per discutere la crisi politica e l’emergenza abitativa. Alla riunione hanno partecipato anche i cinque ministri di Sumar: Yolanda Díaz, Ernest Urtasun, Mónica García, Sira Rego e Pablo Bustinduy.
Sul tavolo c’è anche la possibilità di presentarsi alle elezioni con una candidatura unitaria. Tra i nomi discussi per la guida della coalizione figura quello di Mónica García, ministra della Sanità ed esponente di Más Madrid. La decisione sarà cruciale per evitare la dispersione del voto progressista e per consentire al campo della sinistra di competere con il Partito popolare e Vox.
La campagna elettorale si aprirà dunque in un clima di forte polarizzazione. Da un lato, Sánchez tenterà di trasformare la crisi della casa e le proteste sociali in una richiesta di maggiore sostegno al governo progressista. Dall’altro, l’opposizione punterà sugli scandali, sull’instabilità parlamentare e sulla promessa di una svolta politica.
