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Clamoroso furto: rubati i capolavori di Antonello da Messina dal museo Accascina

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Sconcerto e dispiacere per il furto avvenuto nella notte di Ferragosto 2026 ai danni del museo Accascina di Messina, dove ignoti hanno trafugato alcune opere di grande valore attribuite ad Antonello da Messina. Le indagini sono state immediatamente avviate dalla Procura, mentre gli accertamenti operativi sono affidati alla Polizia. Al momento, il museo resterà chiuso al pubblico. Secondo quanto ricostruito, i ladri sarebbero entrati nel complesso museale durante la notte usando un volto coperto e agendo con rapidità. Nel bottino sono finite opere tra le più importanti conservate in sede, mentre, durante la fuga, sarebbero state lasciate indietro due tavole. Sparita una parte del Polittico di San Gregorio Tra le opere sottratte c’è una porzione del Polittico di San Gregorio, noto anche come “del Rosario”. L’opera, commissionata ad Antonello da Messina da Fabria Cirino, badessa del monastero di Santa Maria extra moenia, era originariamente composta da sei tavole. In questa occasione, risultano rubate tre tavole delle cinque ancora presenti: delle altre due, infatti, i ladri non sarebbero riusciti a portarle via e sarebbero rimaste nel museo.

Trafugata anche la tavoletta bifronte “Madonna e Cristo in pietà”

Oltre alle tavole del Polittico, è stata sottratta anche una tavoletta bifronte custodita all’interno di una teca blindata. L’opera presenta sul fronte la Madonna con il Bambino benedicente e un francescano in adorazione, mentre sul retro raffigura Cristo in Pietà. L’opera era stata attribuita ad Antonello nel 2003 ed era stata venduta dalla casa d’aste Christie’s alla Regione Sicilia. Proveniva dalla collezione di Wilhelm Soldan, nella quale era conservata dal 1930. Per le dimensioni contenute, gli studiosi ritengono che fosse destinata originariamente al culto privato, con immagini utilizzate per la devozione personale. Su base stilistica, la datazione concorda tra 1465 e 1474.

Un furto “da professionisti”: sistemi di sicurezza e indagini:

La ricostruzione parla di entrata da una porta secondaria e di azione svolta in più persone. Gli inquirenti stanno valutando diverse piste, tra cui quella del mercato nero relativo al traffico di opere d’arte. Secondo quanto emerso, nel museo erano presenti diverse telecamere di sorveglianza, un sistema di allarme e un servizio di metronotte a presidiare la struttura. Nel tentativo di guadagnare la fuga con le opere appena trafugate, sarebbe stata anche divelta una sezione di ringhiera che affaccia sul controviale del Viale Annunziata, nei pressi di un cancello laterale utilizzato eccezionalmente dalle autorità per il trasporto di materiali e opere. Il Polittico di San Gregorio non è un bene “semplice” né sotto il profilo storico né conservativo. Nel corso dei secoli ha infatti subito perdite e danneggiamenti, anche a causa di eventi catastrofici. Dopo lo smembramento e la dispersione di almeno una tavola, forse già nel Cinquecento, il polittico venne restaurato in modo drastico nel 1842 con sostanze abrasive per la pulitura. L’evento più devastante restò però il terremoto di Messina del 1908, che distrusse l’ex convento di San Gregorio e lasciò le opere esposte alle conseguenze dei giorni immediatamente successivi alla tragedia. In quell’occasione, andarono perdute ampie porzioni del manto della Madonna e della figura di San Gregorio. I successivi interventi di recupero ripartirono con un restauro nel 1912, seguito da un secondo nei primi anni ’40. Ulteriori lavori riguardarono anche specifiche tavole: nel 1981, ad esempio, fu effettuato un intervento sulla tavola dell’Angelo annunciante a cura di Ernesto Geraci, mentre un check completo dell’intero polittico venne realizzato tra 2005 e 2006, in occasione di una mostra monografica sull’autore alle Scuderie del Quirinale.

Il museo Accascina e l’eredità storica di Messina:

Inaugurato nel giugno 2017, il museo Accascina prende il nome da Maria Accascina, figura di riferimento per la storiografia artistica siciliana e direttrice dell’istituto dal 1949 al 1963. Il complesso sorge nell’area dove si trovavano le rovine del monastero basiliano del San Salvatore dei Greci, distrutto dal terremoto del 1908: restano visibili i segni dell’impianto della chiesa e la cripta sottostante, oggi inglobata nell’area espositiva. Il museo si sviluppa su tre livelli (due destinati all’esposizione) e copre una superficie di 17.118 metri quadrati, con allestimenti anche in spazi esterni. Le collezioni, in gran parte provenienti dalla Messina pre-terremoto, raccontano gli scambi culturali e artistici legati alla posizione strategica della città sul Mediterraneo. Tra i capolavori più noti vi sono proprio le opere di Antonello da Messina e quelle di Caravaggio, ma la struttura offre anche un percorso storico e culturale che attraversa secoli di arte messinese, dal popolamento preistorico fino al XIX secolo. Nel tempo, il museo ha cambiato sedi e assetti: dall’utilizzo della Filanda Mellinghoff nel 1911, alla riorganizzazione e riapertura dopo i bombardamenti, fino alla definizione dell’attuale progetto museale.

Oggi il museo resta chiuso:

Dopo il furto, il museo Accascina rimane chiuso. La Procura e la Polizia proseguiranno con le indagini per chiarire modalità dell’irruzione, tempi dell’azione e possibile destinazione delle opere rubate, in attesa di eventuali sviluppi sul ritrovamento o sull’eventuale identificazione dei responsabili.

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