Virus, ricercatrice cinese fuggita negli Stati Uniti rilancia ipotesi laboratorio ma comunità scientifica critica il suo studio

Nonostante pareri critici sull’ipotesi di un virus sfuggito in laboratorio, e nonostante articoli come quello di Nature Medicine sulle ipotesi riguardanti le origini di SARS-CoV2, del 17 marzo 2020 (che escludeva sostanzialmente l’idea di un virus di natura artificiale) emergono nuove dichiarazioni autonome da parte di ricercatori scientifici che sostengono la linea – spesso definita “complottista” dai media internazionali – che vorrebbe invece un nuovo coronavirus partito non dal mercato di Whuan ma bensì dal laboratorio dell’ormai nota città cinese:

A sostenere la tesi, oltre alle sconcertanti dichiarazioni del Premio Nobel Luc Montagnier (secondo il quale il Sars-CoV-2 sarebbe originato in un laboratorio di ricerca della città cinese di Wuhan durante alcuni studi sulla possibile creazione di un vaccino contro il virus HIV), infatti, la dottoressa Li-Meng Yan, ricercatrice dell’Università di Hong Kong, che ha di recente accusato il governo di Pechino di essere a conoscenza della trasmissione del coronavirus da uomo a uomo molti giorni prima rispetto a quanto dichiarato. Secondo la ricercatrice – che ha rilascianto alcune interviste a FoxNews e durante il talk show britannico “Loose Women” trasmesso dal canale Itv – ci sarebbero “prove della natura sintetica del virus“:

“Molti di loro sono virologi e sapevano a quale catastrofe stavamo andando incontro. Avevano il dovere di fare qualcosa”. Dopo giorni in cui tutto è rimasto nel silenzio, la dottoressa ha quindi deciso di condividere le proprie ricerche con un blogger statunitense. Dopo sole quattro ore, è arrivata la prima risposta dal nostro governo: avevano cambiato il numero di casi da 60 a quasi 200. E hanno ammesso finalmente che il virus poteva essere trasmesso da uomo a uomo. Sapevo di essere in pericolo”, ha aggiunto la dottoressa Yan, che a quel punto ha deciso di trasferirsi negli Stati Uniti. “Mio marito lavorava con me nel laboratorio. Quando gli ho chiesto di seguirmi, non ne ha voluto sapere. Era spaventato dalle ritorsioni del governo: diceva che ci avrebbero ucciso per colpa mia”. Arrivata a Los Angeles la donna è stata interrogata e ha chiesto protezione ai servizi segreti americani. “Poche ore dopo la mia partenza, la polizia è piombata a casa mia. Hanno messo a soqquadro l’appartamento in cerca di prove, hanno interrogato la mia famiglia e hanno cancellato il mio account lavorativo”. A distanza di poche ore dall’annuncio, giungono le prime critiche e i primi dubbi da parte di altri esperti scientifici: per  Jonathan Eisen, biologo evoluzionista presso l’Università della California, e Carl Bergstrom, biologo evoluzionista presso l’Università di Washington a Seattle, ad esempio, non vi è alcuna evidenza scientifica di quanto dichiarato dalla ricercatrice cinese. ad avvalorare l’ipotesi del dubbio il fatto che co-autori del discussio studio – Secondo il South China Morning Post, testata di Hong Kong – non avrebbero pubblicato in precedenza altri lavori. In Italia, anche il Tgcom ha intervistato la ricercatrice cinese:

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