Prima ha ricontrollato i numeri diverse volte: poi ha realizzato di aver vinto quasi 93 mila euro al Superenalotto. Il fortunato è un pensionato di Castagnole Monferrato, in provincia di Asti, che ha indovinato cinque numeri con una schedina giocata in un bar-tabaccheria, portandosi a casa esattamente 92.789,35 euro. L’uomo, grande appassionato di animali e volontario del rifugio locale, non ha avuto dubbi su come utilizzare la vincita:
finanziare la costruzione di un nuovo rifugio per i cani senza famiglia. Il ricovero attuale, secondo le cronache locali, necessita da tempo di miglioramenti ma i progetti erano rimasti fermi per mancanza di fondi. Ora il pensionato intende provvedere in prima persona, destinando la somma vinta al potenziamento delle strutture e dei servizi per gli animali ospitati. Il problema dei canili affollati non è una questione esclusiva del Sud: in Piemonte — e più in generale nelle regioni del Nord — la criticità principale è l’accumulo di animali nei rifugi dovuto soprattutto alla cosiddetta “cessione di proprietà”. Introdotta dalla legge quadro sul randagismo (281/94) con l’intento di tutelare il cane in situazioni di reale necessità (gravi problemi di salute del proprietario o difficoltà economiche documentate), la norma viene spesso utilizzata come forma di abbandono. Il risultato è un sovraffollamento dei canili che, pur rispettando i requisiti minimi di legge, offrono spesso box angusti e ambienti poco idonei alle reali esigenze comportamentali degli animali. Oltre alla qualità dei ricoveri, emergono altre necessità:
aree esterne per il movimento e il gioco, dove i volontari possano portare i cani a svolgere attività, e la presenza di educatori e istruttori cinofili capaci di migliorare il comportamento degli ospiti e aumentarne le possibilità di adozione. Interventi di questo tipo non soltanto migliorano il benessere quotidiano degli animali, ma rendono i cani più appetibili per le famiglie in cerca di un nuovo compagno. Il gesto di Quaglia è un esempio di generosità che illumina una realtà spesso trascurata: la cura degli animali senza padrone nel nostro Paese soffre di sistematiche carenze di investimento pubblico. La mancanza di fondi a livello locale è un dato costante, da nord a sud, e non dovrebbe ricadere esclusivamente sulle iniziative private per garantire standard adeguati di benessere animale. Serve una risposta strutturale e coordinata delle amministrazioni, affiancata — dove possibile — dal sostegno di volontari e donatori, per evitare che rimanga il caso isolato di un pensionato a fare la differenza. Quest’uomo ha dimostrato che anche una piccola comunità può trasformare una vincita in un atto concreto di solidarietà verso chi non ha voce; resta tuttavia urgente un impegno pubblico più consistente per assicurare a tutti gli animali abbandonati strutture adeguate e prospettive di adozione.
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