Tamponi: rimessi in discussione i PCR, cosa c’è di vero sul numero dei cicli

“Con le decisioni di oggi il Governo ha preso un rischio fondato però sui dati che sono in miglioramento” – rendeva noto nei giorni scorsi il premier Draghi. Affermazioni che stanno facendo molto discutere, anche sul significato stesso della definizione di “positivi al nuovo coronavirus“:

Stanno facendo molto discutere le parole di un avvocato – promotore di diverse cause dianzi al TAR, fra cui quella sull’attendibilità dei test PCR  – che menziona le regole dell’OMS. Oramai da tempo, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha infatti dichiarato che, nell’ambito dei conteggi dei positivi al Sars-CoV-2, andrebbero analizzate anche le condizioni cliniche dei pazienti e non soltanto il risultato di un test. Tra i sintomi più comuni della malattia da Covid-19, lo ricordiamo, vi sono anche febbre, o mal di gola, o tosse, o perdita di gusto e/o olfatto. In parole povere, un esito positivo ad un tampone non sarebbe sufficiente per confermare la presenza di una persona colpita dal virus. A questo, poi, vi sarebbero questioni riguardanti il numero dei cicli dei test PCR. A tal proposito, riportiamo qui sotto il link ad un video che è stato più volte replicato in rete:

Sostanzialmente, nel filmato viene messa in discussione l’affidabilità dei tamponi e del numero dei cicli ad essi collegati. Si parla di una sogllia che non dovrebbe superare i 24 cicli, mentre, altre fonti confermano invece di aver ricevuto proprio dall’ECDC informazioni differenti: i pazienti positivi al tampone oltre i 24 e anche vicino ai 35 cicli possono essere effettivamente malati di Covid-19, anche gravi.

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