Siria, giornalista indipendente al Tg3 “le istituzioni stanno raccontano bugie come in Iraq, giornalisti veicolo di false informazioni” – video

Accusare la Siria di aver usato le armi chimiche per giustificare un’intervento militare in un territorio ritenuto politicamente ostile ad Israele e all’Arabia Saudita e troppo amico alla Russia di Putin: potrebbe essere questa la reale motivazione che ha spinto gli Stati Uniti ad attaccare Assad, da anni assediato dai ribelli siriani che non si sa bene come siano sempre più armati e finanziati non si sa bene da chi. In questo scenario internazionale poco chiaro, arriva la bacchettata ai giornalisti di fama nazionale da parte di un collega italiano indipendente: Marcello Foa.

“Noi dimentichiamo la guerra in Iraq” è stata fatta con la fialetta mostrata da Colin Powell. Una campagna mediatica alimentata ad arte per giustificare l’intervento contro Saddam su prove che si sono rivelate false. “Ci prendono in giro le istituzioni che noi siamo abituati a ritenere credibili“. Poi ci fu l’attacco in Siria con armi chimiche usate dai ribelli ed erroneamente attribuite ad Assad. Un false flag per dare la colpa al governo siriano e giustificare l’intervento militare in una maniera poi non tanto differente come già fatto nei confronti di paesi “scomodo” e sovrani come la Libia e ancora prima l’Iraq con tutte le conseguenze negative avvenute in seguito: dagli attentati alle guerre civili, passando per le immigrazioni di massa.

“Perché noi giornalisti dimentichiamo così spesso di essere veicolo di queste false informazioni?” – si chiede Foa davanti alla storica inviata Rai per gli Stati Uniti Giovanna Botteri che, silenziosa, ha ascoltato il giornalista indipendente. Poi la replica:  “Il collega ha citato L’Iraq del 2003, nell’Iraq del 2003 i giornalisti erano sul campo e potevano testimoniare. Oggi i giornalisti non sono sul campo“. A segnalarci la notizia anche alcuni utenti del web (a tal proposito ricordiamo che scrivendo alla Pagina facebook.com/www.cronaca.news è possibile inviare segnalazioni, osservazioni anche con foto e video, inoltre è possibile seguire tutte le news anche su Telegram all’indirizzo https://t.me/cronaca_news). Il video:

“Diversi lettori mi hanno chiesto: ma com’è andata a finire?”riporta poi Foa in una rticolo sul blog de Il Giornale. “Cos’ha detto la Botteri? Potete giudicare voi stessi, seguendo la sequenza completa (sono appena cinque minuti). Io mi auguro di avere presto l’occasione di confrontarmi nuovamente con lei, però non posso rimanere indifferente riascoltando l’ultima affermazione della mia nota collega, secondo cui la differenza è che “nell’Iraq del 2003 i giornalisti erano sul campo e potevano testimoniare, mentre oggi in Siria non ci sono giornalisti sul posto“. Avrei voluto replicare subito ma purtroppo eravamo alla fine della trasmissione. Rimedio adesso”.

“No, cara Giovanna, non ci siamo. Io non ho mai citato l’Iraq come esempio positivo per la stampa ma – e lo dimostro nel mio saggio, uscito da poco,  Gli stregoni della notizia. Atto secondo – ma, al contrario, come precedente molto negativo, in cui proprio la grande stampa internazionale, a cominciare dal New York Times e dalla Cnn, fecero da volano a tutte le bufale istituzionali, appiattendosi totalmente sulla posizione del presidente Bush. Allora le poche voci critiche venivano intimidite ed emarginate, fino alla criminalizzazione morale. Avevano ragione ma dovevano sentirsi soli, dovevano discolparsi, fino a dubitare delle proprie isolate convinzioni”.

“In Siria la grande stampa mainstream sta commettendo lo stesso errore, come spiego nel mio intervento a Tg3 Linea Notte, ma la Botteri non può sostenere che in Siria mancano i giornalisti sul campo. Ci sono stati eccome, pensiamo al giovane Sebastiano Caputo, a Gian Micalessin, a Fausto Biloslavo. Talvolta basterebbe ascoltare le testimonianze dei preti che vivono in Siria, anziché quelle, tuitt’altro che neutrali, di molte Ong. Le voci alternative non mancano, per chi vuole ascoltarle. Il problema,è che la maggior parte dei media le ignora, preferendo affidarsi ciecamente alla voce dei governi, senza mai dubitare, senza mai interrogarsi, senza mai cogliere le incongruenze e le contraddizioni, nemmeno quando sono palesi. Ovvero muovendosi come docili greggi al seguito del solito Pastore. Il giornalismo,  cara Giovanna Botteri, è un’altra cosa: significa coraggio, significa indipendenza, significa capacità di critica e di sana autocritica. Significa riscoprire virtù che la stampa occidentale mainstream smarrisce di giorno in giorno” – conclude Foa.

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