Reddito base: in Finlandia “ha salvato la vita dei cittadini” E scusate se è poco.

Nessun impatto sulla ricerca di lavoro, ma un aumento del “benessere percepito”. Sono i risultati preliminari della sperimentazione di un reddito di base di 560 euro al mese per 2mila disoccupati, condotta in Finlandia nel 2017 e 2018. L’agenzia governativa Kela, che gestisce sussidi e programmi di sicurezza sociale, ha diffuso venerdì un primo rapporto sugli effetti dell’esperimento sociale, del tutto diverso dal reddito di cittadinanza perché i beneficiari sono stati estratti a sorte e il “basic income” era del tutto slegato da obblighi relativi alla ricerca di un’occupazione. La conclusione a cui arriva è che da questa prima analisi “non è ancora possibile trarre alcuna conclusione solida sugli effetti dell’esperimento”. In primavera saranno resi noti i risultati completi.

La prima fase valutazione, relativa al 2017, si è concentrata sul livello di benessere generale percepito e sui cambiamenti nella condizione occupazionale. Da un sondaggio tra i beneficiari è emerso che chi ha ricevuto il reddito di base partendo da uno stato di disoccupazione ha lavorato in media 49,6 giorni contro i 49,2 del gruppo di controllo – formato da persone che ricevono un sussidio di disoccupazione – e il 43,7% ha percepito uno stipendio o un reddito da lavoro autonomo, contro una percentuale del 42,8% tra i partecipanti al gruppo di controllo. Quanto all’ammontare degli introiti, i 2mila selezionati per il basic income hanno guadagnato in media 4.230 euro contro i 4.251 degli altri. “Durante il primo anno i beneficiari del reddito non hanno avuto risultati migliori né peggiori degli altri nel trovare un posto sul mercato del lavoro”, ha commentato Ohto Kanninen, coordinatore della ricerca presso il Labour institute of economic research.

Più sensibile l’effetto sul benessere percepito, con il 55% dei percettori del reddito di base che ha riferito di stare “bene” o “molto bene” contro il 46% del gruppo di controllo. Il 17% dei destinatari del basic income e il 25% del gruppo di controllo ha detto di aver vissuto un livello di stress “abbastanza elevato” o “molto elevato”. “I percettori del reddito hanno avuto meno sintomi di stress e difficoltà a concentrarsi e meno problemi di salute del gruppo di controllo. E sono risultati anche più fiduciosi nel futuro”, ha riassunto Minna Ylikännö, capo ricercatore di Kela. I beneficiari del basic income in particolare, secondo il comunicato dell’agenzia Kela, sono risultati più fiduciosi nella possibilità di trovare lavoro e più spesso rispetto al gruppo di controllo hanno detto di essere dell’opinione che un reddito di base rende più facile accettare un’offerta di lavoro o aprire un’attività. (Fonte: Il Fatto Quotidiano).

Piu’ duro il Sole 24 Ore che invece riporta: “Non basterà probabilmente per garantire future chance a un esperimento che, inizialmente, il governo di Juha Sipilä avrebbe voluto allargare dopo i primi due anni, nel tentativo di ridurre una disoccupazione che tuttavia è oggi scesa rispetto al momento del lancio (attestandosi al 6,6%). Tanto più che il piano, già contestato da diversi esponenti politici, ha ricevuto un colpo pesante dall’Ocse. Analizzando lo schema di reddito universale di base della Finlandia, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ha avvertito Helsinki che, per implementarlo a livello nazionale senza aumentare i costi per le finanze pubbliche, si sarebbe resa necessaria una significativa redistribuzione del reddito, da attuare aumentando le tasse. Con le elezioni parlamentari all’orizzonte (14 aprile) è difficile immaginare che qualche partito si avventurerà a proporlo”.

Come riporta Repubblica, invece, la ministra finlandese degli Affari sociali, Pirkko Mattila, ha sottolineato che la Finlandia “non ha alcuna intenzione di introdurre a livello generalizzato un reddito minimo garantito“, ma che l´esperimento rientra tra i progetti di riforma e modernizzazione del welfare. Gli avversari della coalizione al potere accusano l’esecutivo di cercare ogni via per ridurre il costo totale dello Stato-previdenza.

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