Partito il processo che potrebbe causare la fine dei social come li conosciamo

Spread the loveÈ iniziato in California il processo che vede Meta accusata di aver progettato Facebook e Instagram per favorire comportamenti compulsivi tra bambini e adolescenti. A promuovere l’azione legale…

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È iniziato in California il processo che vede Meta accusata di aver progettato Facebook e Instagram per favorire comportamenti compulsivi tra bambini e adolescenti. A promuovere l’azione legale è una coalizione bipartisan composta da 29 Stati americani, tra cui California e New York. Secondo i procuratori generali, il colosso tecnologico avrebbe sfruttato consapevolmente la vulnerabilità dei più giovani per aumentare il tempo trascorso sulle proprie piattaforme, far crescere la base degli utenti e incrementare i profitti. L’accusa sostiene inoltre che Meta avrebbe minimizzato o nascosto i rischi legati all’utilizzo dei suoi servizi, nonostante le ricerche interne avrebbero evidenziato possibili conseguenze sulla salute mentale degli adolescenti. Il procedimento si svolge davanti al tribunale federale di Oakland e potrebbe durare dalle sei alle otto settimane. Tra i testimoni attesi figurano il fondatore e amministratore delegato di Meta, Mark Zuckerberg, altri dirigenti della società e alcuni ex dipendenti.

Modifiche radicali a Facebook e Instagram

Gli Stati non chiedono soltanto il pagamento di ingenti somme di denaro. In caso di condanna, puntano a ottenere cambiamenti sostanziali nel funzionamento delle piattaforme, soprattutto per gli utenti minorenni. Link video (Tg1):

Tra le misure proposte figurano:

l’introduzione di procedure per verificare il consenso dei genitori;
la modifica degli algoritmi di raccomandazione, accusati di incentivare l’uso prolungato delle app;
la disattivazione dei conteggi dei “Mi piace” per gli adolescenti;
la fine dello scorrimento infinito dei contenuti;
la sospensione della riproduzione automatica dei video;
la limitazione delle notifiche push in determinate fasce orarie;
la rimozione di alcuni filtri capaci di alterare l’aspetto fisico;
il divieto di creare più account;
la restrizione dei contenuti effimeri, come le Storie di Instagram;
il divieto di inviare o ricevere immagini intime tra utenti minorenni.

Secondo l’accusa, molte di queste funzioni sarebbero state sviluppate proprio per mantenere gli utenti connessi il più a lungo possibile. Notifiche frequenti, metriche di popolarità e suggerimenti personalizzati avrebbero l’obiettivo di riportare bambini e ragazzi sulle applicazioni anche quando tentano di ridurne l’utilizzo.

Rischi per la salute mentale:

Una parte centrale del processo riguarda l’impatto dei social media sul benessere psicologico dei più giovani. Le autorità sostengono che il confronto continuo con gli altri utenti, alimentato dai “Mi piace” e dai contenuti basati sull’immagine, possa favorire sentimenti di esclusione, solitudine, insicurezza e depressione. Tra gli elementi citati dagli avvocati degli Stati ci sarebbero anche documenti prodotti dalla stessa Meta. Alcune ricerche interne avrebbero collegato l’uso di Instagram a un aumento del confronto sociale, a una peggiore percezione del proprio corpo, a una maggiore solitudine e a un peggioramento dell’umore. Nel corso di altri procedimenti, una giovane donna ha raccontato di aver creato numerosi account quando aveva appena nove anni, utilizzandoli per generare “Mi piace” sui propri contenuti e cercare conferme dagli altri utenti. La ragazza ha riferito di aver iniziato a sentirsi depressa già a quell’età, ricevendo in seguito una diagnosi.

Possibili sanzioni da 1.400 miliardi di dollari:

La posta in gioco economica è eccezionalmente alta. I procuratori generali di California, Colorado, Kentucky e New Jersey prospettano sanzioni che, almeno in teoria, potrebbero arrivare a circa 1.400 miliardi di dollari. Gli Stati chiedono inoltre che Meta cancelli i dati personali degli utenti con meno di 13 anni e gli algoritmi addestrati utilizzando quelle informazioni, qualora venga riconosciuta una violazione delle norme federali sulla privacy dei minori. Una condanna avrebbe conseguenze ben più ampie dei risarcimenti. Gli Stati coinvolti rappresentano quasi due terzi della popolazione americana: se Meta fosse costretta a modificare le proprie piattaforme su scala nazionale, l’esperienza di Facebook e Instagram cambierebbe in modo significativo per milioni di utenti.

Il precedente del New Mexico:

Il processo arriva dopo una recente decisione giudiziaria in New Mexico, dove Meta è stata condannata a pagare complessivamente 942 milioni di dollari e a introdurre diverse misure a tutela degli adolescenti. Il giudice ha ordinato, tra le altre cose, l’eliminazione dei conteggi dei “Mi piace” per gli utenti sotto i 18 anni, il divieto di scambiare immagini di nudo tra minorenni e la limitazione delle notifiche in alcune ore della giornata. Nella sentenza, il funzionamento delle piattaforme è stato definito una forma di “disturbo alla collettività”, paragonandolo agli effetti di una fabbrica che inquina l’ambiente. Meta ha annunciato l’intenzione di impugnare quella decisione. Tuttavia, un eventuale successo degli Stati nel processo federale potrebbe costringere l’azienda ad applicare misure analoghe in tutto il Paese.

La difesa di Meta:

La società respinge le accuse e sostiene di aver adottato da tempo iniziative per proteggere bambini e adolescenti. Meta afferma che il processo dimostrerà il proprio impegno a favore della sicurezza dei giovani e contesta l’interpretazione data dagli Stati alle proprie ricerche e alle proprie scelte tecnologiche. Il procedimento sarà esaminato dalla giudice federale Yvonne Gonzalez Rogers, nota per il suo approccio diretto e rigoroso. La sua decisione potrebbe incidere non soltanto sul futuro di Facebook e Instagram, ma anche sul modo in cui negli Stati Uniti vengono regolamentate le grandi piattaforme digitali. Al di là dell’entità delle eventuali sanzioni, il caso solleva una questione più ampia: fino a che punto le aziende tecnologiche possono utilizzare strumenti progettati per aumentare il coinvolgimento degli utenti quando questi sono bambini e adolescenti? La risposta della corte potrebbe segnare un precedente decisivo per l’intero settore dei social media.

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