Oro, Italia terza al mondo per riserve auree. Il Governo vuole usarle per abbassare le tasse e spesa pubblica? Intanto passa l’emendamento che ribadisce: «Appartengono allo Stato, in nome del Popolo Italiano» – video

Nel mese di dicembre del 2025, il Governo italiano ha presentato l’emendamento alla legge di bilancio conclude definitivamente la questione delle riserve auree della Banca d’Italia, cui patrimonio complessivo si aggira ad oltre 200 miliardi che serve in caso di crisi finanziarie o valutarie. L’iniziativa era partita dal deputato Malan (Fratelli d’Italia) il quale aveva proposto un emendamento che ribadiva che queste «appartengono allo Stato, in nome del Popolo Italiano». Verso la parte conclusiva del mese di ottobre del 2025, il Governo, nel consueto appuntamento annuale, ha presentato il disegno di legge di bilancio in Parlamento, il provvedimento che semplificando molto definisce la spesa pubblica e la tassazione dell’anno successivo. Il Parlamento la discute e la deve approvare ogni anno entro il 31 dicembre, ma prima della votazione finale passa settimane in commissione Bilancio, durante le quali i parlamentari possono presentare emendamenti. A fine novembre 2025, il senatore Malan aveva presentato la prima versione del discusso emendamento sull’oro della Banca d’Italia, che al primo articolo del disegno di legge di bilancio proponeva di inserire questo testo: «Le riserve auree gestite e detenute dalla Banca d’Italia appartengono allo Stato, in nome del Popolo Italiano». L’iniziativa italiana era stata avviata in autonomia, senza consultazione della Banca Centrale Europea.  A quel punto la BCE ha pubblicato un parere in merito esprimendo perplessità in merito.  Il testo è stato poi più volte riformulato. Prima, così:

«Il secondo comma dell’articolo 4 del testo unico delle norme di legge in materia valutaria, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 31 marzo 1988, n. 148, si interpreta nel senso che le riserve auree gestite e detenute dalla Banca d’Italia appartengono al Popolo Italiano». Non cambiava granché nella pratica, e continuava a non essere chiara la finalità della misura. Poi, dopo un ulteriore intervento del ministero dell’Economia, è stato di nuovo corretto così: «Fermo restando quanto previsto dagli articoli 123, 127 e 130 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, il secondo comma dell’articolo 4 del testo unico delle norme di legge in materia valutaria, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 31 marzo 1988, n. 148, si interpreta nel senso che le riserve auree gestite e detenute dalla Banca d’Italia, come iscritte nel proprio bilancio, appartengono al Popolo Italiano». Stavolta, questa nuova versione era stata inviata al Ministero dell’Economia alla Bce prima di essere presentata ufficialmente alla commissione Bilancio del Senato. Nonostante questo, la BCE, l’8 dicembre, ha espresso una nuova opinione critica, ribadendo sostanzialmente le stesse perplessità già segnalate: «nonostante le modifiche apportate alla proposta di disposizione rivista, non è ancora chiaro alla BCE quale sia la concreta finalità della proposta di disposizione rivista». Nello stesso periodo, il Ministro dell’Economia e delle Finanze – Giorgetti – ha incontrato la Presidente della Bce, Lagarde. Risultato pratico: è stato ribadito che quelle riserve auree «appartengono allo Stato, in nome del Popolo Italiano», anche se la gestione resterà nelle mani della Banca d’Italia. Sull’argomento è recentemente intervenuto anche il deputato Borghi (Lega):

A tal proposito, riportiamo qui sotto il link ad un approfondimento televisivo:

Fonti documentazione:

#economia #finanza #oro #bce #europa #bancacentraleeuropea #bancaditalia #riserveauree #governo

Ricordiamo che è possibile seguire tutti gli aggiornamenti di cronaca.news anche su Facebook (cliccando qui) o iscrivendosi al canale Telegram (cliccando qui).