Nel Decreto Rilancio parte in automatico il Fascicolo Sanitario Elettronico con tutti i dati informatizzati dei pazienti. “Possibile negare consenso entro 11 gennaio 2021” dice avvocato

Nel Decreto Rilancio sono state introdotte anche modifiche relative all’utilizzo dei dati sanitari di ciascun cittadino. In particolare, sarebbe previsto l’inserimento dei dati all’interno del Fascicolo Sanitario Elettronico:

C’è chi, come l’avv. Polacco (video qui), ha criticato la misura definendola una “schedatura sanitaria”. Il timore è che le informazioni riguardanti il profilo della salute di ogni cittadino possa essere oggetto di speculazioni e situazioni potenzialmente lesive nei confronti della privacy del possessore della scheda sanitaria. Si parla di dati sensibili se si tiene conto che il FSE rappresenta, di fatto, l’insieme di dati e documenti digitali di tipo sanitario e socio-sanitario generati da eventi clinici presenti e trascorsi riguardanti l’assistito” (art. 12, comma 1, d.l. n. 179/2012), generati oltre che da strutture sanitarie pubbliche anche da quelle private. La stessa Autorità ha pubblicato sul proprio sito una scheda riassuntiva (aggiornata al 14 settembre 2020 e scaricabile qui in formato PDF) e una lista di domande e risposte sul Fascicolo Sanitario Elettronico utili a trattare l’argomento. In cosa consiste:

Il nuovo sistema sarebbe comunque basato sui dati già in possesso dal Sistema Sanitario Nazionale presenti nell’Infrastruttura Nazionale per l’Interoperabilità (INI) in uso già dal 2017. Ufficialmente, l’obiettivo sarebbe quello di migliorare le prestazioni sanitarie attraverso una rete nazionale capace di collegare velocemente le attività di Asl, Regione, ministero della Salute) e garantendo l’interoperabilità tra i registri vaccinali del territorio nazionale. Si parla, inevitabilmente, quindi, anche di dati sulle coperture vaccinali dei singoli soggetti. Altro timore per i diffidenti della misura è legato a presunti rischi speculativi sui dati:

Anche in questo caso – tentano di spiegare alcuni giornali online – la questione sarebbe ridotta all’uso di dati da parte di strutture rientranti nel SSI, tenendo fuori banche, assicurazioni e soggetti che invece potrebbero sfruttare i dati a favore dei loro affari. I dubbi di taluni, intanto, persistono: nel sito di un associazione chiamata chiamata European Consumers si invitano i cittadini a negare il consenso di questo trattamento, ricordando che “il mancato consenso non pregiudica il diritto all’erogazione della prestazione sanitaria”. Si preannuncia, quindi, l’ennesima battaglia legale nel nome della diffidenza sul flusso “bonario” dei Big data sanitari. Intanto, l’avv. Polacco ha pubblicato un modulo online attraverso il quale sarebbe possibile negare il consenso automatico, che dovrebbe scattare entro l’11 gennaio 2021.

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