L’Italia perde Pernigotti: chiude lo stabilimento del “Gianduiotto” dopo l’acquisto turco. L’effetto “globalizzazione” tanto amato dai liberisti

L’effetto “globalizzazione” tanto amato dai “liberisti democratici” ha fatto un altro colpaccio: dopo l’acquisizione per mano turca, infatti, l’Italia perde la storica sede della Pernigotti. La società, nota per la produzione del “Gianduiotto” non avrà più sede nel belpaese. L’ennesimo sfregio all’Italia e ai suoi lavoratori, evidentemente concausa di un periodo storico fatto di austerità e tasse troppo alte che spesso costringono persino le grandi aziende a finire in mani straniere. Mani che ovviamente non si dimostrano molto scrupoloso quando si tratta di business.

«L’amministratore delegato era accompagnato dai legali e ci ha comunicato che non sono interessati allo stabilimento», rivela Tiziano Crocco di Uila al termine dell’incontro dei sindacati con i rappresentanti della proprietà dell’azienda dolciaria, passata al gruppo turco Tuksoz.. «I pochi impiegati del settore commerciale che rimarranno saranno trasferiti a Milano». Oggi 7 novembre i sindacati hanno incontrato i lavoratori.

Come riporta Il Sole 24 Ore, l’azienda ha comunicato di aver presentato istanza di ammissione alla procedura di Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria per 100 dipendenti nel periodo compreso tra il 3 dicembre 2018 e il 2 dicembre 2019, a seguito della parziale cessazione dell’attività aziendale.  Le cause di tale decisione, si legge nella nota, risiedono nella situazione di crisi che Pernigotti S.p.A. sta attraversando, determinata dal calo dei volumi di vendita e dal correlato decremento del fatturato che l’azienda non è riuscita a contrastare nonostante le azioni finora implementate a sostegno del business. Il piano, preannunciato dalla Società alle Organizzazioni Sindacali e alla Rsu di Pernigotti, prevede interventi sia di carattere economico che di carattere organizzativo. I primi consisteranno nell’immediata cessazione di attività inefficienti che hanno finora impattato negativamente sul conto economico dell’azienda e sul fabbisogno finanziario di breve e medio periodo. La seconda tipologia di interventi riguarderà la riorganizzazione di alcune attività al fine di ottenere una maggiore efficienza e di conseguenza impatti positivi sia sul risultato economico che sui flussi di cassa.

Nel dettaglio saranno ridefinite iniziative commerciali, verranno centralizzate le attività amministrative e di backoffice e si procederà alla cessazione delle attività produttive presso lo stabilimento di Novi Ligure. L’azienda, conclude la nota, esplorerà e valuterà tutte le ipotesi, adoperandosi affinché il personale possa essere ricollocato presso aziende operanti nel medesimo settore o terzisti durante o al termine del periodo di Cigs, nel pieno rispetto della procedura.

A segnalarci la notizia anche alcuni utenti del web (a tal proposito ricordiamo che scrivendo alla Pagina facebook.com/www.cronaca.news è possibile inviare segnalazioni, osservazioni anche con foto e video, inoltre è possibile seguire tutte le news anche su Telegram all’indirizzo https://t.me/cronaca_news).