Iran, la Spagna nega le basi agli Usa: «Violato diritto internazionale, serve dialogo per de-escalation»

Il premier spagnolo, Pedro Sánchez Pérez-Castejón

La Spagna ha recentemente preso una decisione significativa trasferendo gli aerei cisterna statunitensi dalle sue basi militari nel sud del paese. Questo provvedimento è avvenuto dopo che il primo ministro Pedro Sánchez ha rifiutato di autorizzare operazioni di supporto logistico in relazione alla campagna congiunta USA-Israele contro l’Iran. Il ministro della Difesa, Margarita Robles, ha dichiarato lunedì che la Spagna “non ha fornito e non fornirà” assistenza per quella che ha definito un’operazione “unilaterale”. Nello stesso periodo, il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez ha condannato la guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, definendola una violazione del diritto internazionale, ed è stato uno dei pochi leader occidentali a denunciare gli attacchi. Questo rifiuto segna un ulteriore punto di attrito tra il governo spagnolo e l’amministrazione statunitense, nei confronti della quale Sánchez ha mantenuto una postura di critica sia verso Israele che verso Donald Trump. Gli aerei cisterna, di solito stazionati permanentemente in Spagna, non opereranno da queste basi per la missione in questione. Secondo Robles, Washington ha preso la “decisione sovrana” di trasferirli altrove, evidenziando un cambiamento nelle relazioni strategiche tra i due paesi:

Le basi di Rota e Morón sono gestite congiuntamente in virtù di un accordo bilaterale del 1988, e fungono da snodo strategico per il transito di truppe, equipaggiamenti e carburante statunitensi diretti in Medio Oriente e nel Golfo. Tuttavia, la loro funzione ha suscitato polemiche in passato, specialmente durante il conflitto Israele-Iran dello scorso anno, quando sono state utilizzate come punti di sosta per operazioni militari. Robles ha sottolineato che qualsiasi uso delle strutture deve rispettare il diritto internazionale, richiamando l’attenzione sulle tensioni emergenti nel contesto della sicurezza globale. Sánchez ha espresso chiaramente la sua opposizione all’intervento militare statunitense, affermando che è possibile essere critici nei confronti del regime iraniano senza giustificare un’azione militare, la quale ha definito “ingiustificata, pericolosa e contraria al diritto internazionale”. Questa posizione ha trovato un riconoscimento da parte dell’ambasciatore iraniano in Spagna, Reza Zabib, il quale ha apprezzato le dichiarazioni di Sánchez, evitando però di commentare riguardo il “regime odioso” menzionato dal primo ministro.

Si inaspriscono le relazioni tra Madrid e Washington:

Questa situazione si inserisce in un contesto di tensione più ampio tra Madrid e Washington. Sánchez ha resistito a pressioni continue per aumentare la spesa per la difesa oltre il 2% del PIL previsto dalla NATO, sostenendo che tale incremento minerebbe il modello di welfare spagnolo. Nel frattempo, Donald Trump ha costantemente criticato la Spagna per la sua spesa militare, la quale è aumentata dall’1,43% nel 2024 al 2% entro la fine dello scorso anno, secondo i dati forniti dalla NATO. Questa dialettica tra Stati Uniti e Spagna mette in luce le dinamiche complesse e spesso conflittuali che caratterizzano le relazioni internazionali attuali. «Rifiutiamo l’azione militare unilaterale degli USA USA e Israele, che rappresenta un’escalation e contribuisce a un ordine internazionale più incerto e ostile. Rifiutiamo anche le azioni del regime iraniano e della Guardia Rivoluzionaria. Non possiamo permetterci un’altra guerra lunga e devastante in Medio Oriente. Chiediamo l’immediata disescalation e il pieno rispetto del diritto internazionale. È tempo di riprendere il dialogo e raggiungere una soluzione politica duratura per la regione» – aveva dichiarato sui social Pedro Sánchez Pérez-Castejón attraverso un post pubbllicato su Facebook lo scorso 28 febbraio:

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