Insegnante non partecipa allo sciopero ma le decurtano lo stipendio: Tribunale condanna Dirigente Scolastico

Un Dirigente Scolastico italiano è stato condannato dopo che una delle insegnanti dell’istituto scolastico si è rifiutata di partecipare ad uno sciopero. Nel testo dei un’udienza emesso dal Tribunale Ordinario di Ancona, infatti, si spiega come un’insegnante di scuola per l’infanzia, abbia agito legalmente attraverso una causa – poi vinta a favore della donna – per ottenere il pagamento della retribuzione di due giornate lavorative, in cui è stata considerata assente per sciopero per il quale la professionista aveva deciso di non partecipare:

Nella ricostruzione del Tribunale, infatti, è stato constatato che la lavoratrice in tali due giornate (in cui era stato indetto uno sciopero, al quale ella non aveva dichiarato di voler partecipare) la stessa si è presentata al lavoro prima dell’inizio delle lezioni, ed è stata allontanata (la seconda volta dopo che esse erano già iniziate) in quanto ritardataria rispetto ad un orario anticipato di presenza che (asseritamente) avrebbe dovuto rispettare, subendo in conseguenza la decurtazione della relativa retribuzione. Costituendosi in giudizio, la convenuta Amministrazione ha di conseguenza dedotto in sostanza che la lavoratrice, non avendo indicato la propria adesione alla sciopero, «avrebbe dovuto rispettare .. regole stabilite che impongono .. la massima puntualità», ovvero nella fattispecie l’art.47 del contratto integrativo di Istituto secondo cui «i docenti che non hanno fornito alcuna dichiarazione in relazione alla volontà di aderire o non aderire allo sciopero, a prescindere da loro orario di servizio, dovranno trovarsi a scuola alle ore 7.55». Il giudiche ha quindi ritenuto “evidente l’infondatezza delle ragioni del datore di lavoro, laddove la norma invocata non autorizza certamente a considerare il ritardatario, in quanto tale, come aderente allo sciopero (o comunque a rifiutare la prestazione offerta), ma si limita ad indicare un orario di presenza, la cui violazione non può che essere valutata secondo le generali disposizioni disciplinari. E’ appena il caso di ricordare che queste ultime [v art.95 CCNL 29/11/07] prevedono espressamente la “inosservanza dell’orario di lavoro”, con sanzione che varia, a seconda della gravità, dal rimprovero verbale alla multa per 4 ore:

non potendo quindi applicarsi quella più grave della sospensione (per l’intera giornata), con perdita della retribuzione, e per altro verso con esonero del datore dalla previa contestazione e conseguente procedimento disciplinare, e per giunta con irrogazione immediata della “sanzione” che ha impedito palesemente il previo diritto di difesa della lavoratrice (cfr art.55 bis comma 9 ter D. L.vo 165/01). Per tutto quanto sopra, la causa deve essere decisa nei termini di cui al seguente dispositivo, nel quale la liquidazione delle spese di lite segue la soccombenza. P.Q.M”. Il Giudice ha quindi condattato l’Amministrazione convenuta, in favore dell’insegnante, al pagamento della somma di € 108,65 oltre interessi e rivalutazione come per legge, nonché al pagamento delle spese di lite che liquida in complessivi € 400,00 per compenso professionale, oltre 15% per spese generali, ed oltre accessori di legge.

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