La Svizzera fa sapere che la cerimonia ufficiale per la firma “fisica” dell’accordo raggiunto tra Iran e Stati Uniti d’America potrebbe tenersi venerdì 19 giugno 2026 nei pressi di Lucerna. Il memorandum d’intesa (MoU) stabilisce i principi per la fine dei combattimenti “su tutti i fronti” e cita esplicitamente anche il conflitto in Libano tra Israele e Hezbollah. Al G7 il presidente americano Donald Trump ha ribadito con fermezza:
«L’Iran non avrà mai l’arma nucleare»
«L’Iran non avrà mai l’arma nucleare», aggiungendo che la bozza dell’accordo potrebbe essere resa pubblica nei prossimi giorni. Nel frattempo, Israele, attraverso i propri media, ha però riferito che l’alleato americano avrebbe negato allo Stato ebraico la possibilità di visionare il testo. Sul terreno la situazione resta tesa: le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno dichiarato ieri che rimarranno nelle zone di sicurezza in Libano, Siria e Gaza a tempo indeterminato. I media locali riportano che droni dell’IDF avrebbero causato oggi due morti a Nabatieh, nel Sud del Libano. Secondo indiscrezioni, il protocollo iniziale non risolve in via definitiva i nodi strutturali che dividono Washington e Teheran, ma crea l’architettura per una tregua. Il punto più controverso è l’apertura dello Stretto di Hormuz alle petroliere senza pedaggi: l’agenzia iraniana Mehr avrebbe fatto trapelare che il passaggio gratuito sarebbe limitato a 60 giorni, termine entro il quale si cercherebbe anche una soluzione definitiva sulla questione nucleare. Riguardo ai benefici economici per Teheran, il Financial Times ha scritto che gli USA avrebbero promesso 300 miliardi di finanziamenti all’Iran in cambio dell’accordo; notizia poi smentita dallo stesso Trump durante il G7 a Evian. In una dichiarazione congiunta Regno Unito, Francia, Germania e Italia affermano che lavoreranno a stretto contatto con Stati Uniti, Iran e partner regionali per «cogliere questo momento» e si dicono pronte a revocare alcune sanzioni contro la Repubblica islamica, ribadendo però che l’Iran «non dovrà mai acquisire armi nucleari». La presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni ha definito il memorandum «un’occasione di pace da cogliere» e ha dichiarato che, previa autorizzazione parlamentare, l’Italia è pronta a contribuire a una presenza navale internazionale per accompagnare la piena riapertura dello Stretto di Hormuz.
Netanyahu: “Abbiamo salvato Israele”
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu, in conferenza stampa, ha affermato che l’azione condotta con gli alleati americani ha “salvato Israele dalla minaccia di annientamento”, sostenendo che l’Iran stava correndo verso l’acquisizione dell’arma nucleare e rafforzando le proprie capacità missilistiche. Netanyahu ha rivendicato duri attacchi alle infrastrutture militari e al personale nucleare iraniano, ma ha aggiunto che la minaccia è stata solo allontanata per anni e non è eliminata: «La nostra lotta non è finita qui. Dovremo continuare a difenderci, non solo contro l’Iran ma anche contro i suoi proxy». Il MoU, se confermato e sottoscritto, potrebbe offrire una finestra per la de-escalation su più fronti, ma resta incerta la sua capacità di durare senza accordi politici e tecnici più ampi. Questioni come la durata temporanea dell’apertura di Hormuz, le garanzie sul programma nucleare e la gestione dei proxy regionali restano punti potenzialmente esplosivi. Sul campo, la persistenza di operazioni militari e attacchi con droni indica che, anche dopo la firma, la stabilizzazione richiederà misure concrete e fiducia reciproca difficili da ottenere in tempi brevi.
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