In Italia stanno congelando i tumori per salvare i pazienti: ecco come funziona la tecnica di crioterapia che blocca la crescita delle cellule tumorali sino a distruggerla

Un tumore benigno ma che cresce aggressivo nei tessuti, può generare grandi masse che provocano forti dolori, compressione di organi interni e difficoltà motorie. Ad oggi la fibromatosi desmoide, che se trattata chirurgicamente ha un’altissima possibilità di recidiva, è affrontata con sedute di chemioterapia per bloccare la crescita del tumore. La massa però in questo modo rimane, e con essa i disturbi che provoca. L’Istituto Ortopedico “Rizzoli” di Bologna oggi offre ai pazienti una diversa possibilità di trattamento caratterizzata da evidenti benefici:

Con la crioterapia, una tecnica di radiologia interventistica, si congela il tumore, che necrotizza, e la massa si riduce progressivamente fino anche a scomparire. Tecnica già sperimentata negli Stati Uniti e in Francia, il Rizzoli è il primo centro in Italia a utilizzare la crioterapia per curare la fibromatosi desmoide grazie a uno studio clinico della Clinica ortopedica oncologica in collaborazione con la Radiologia diagnostica ed interventistica. “Abbiamo trattato con questa tecnica la prima persona a luglio 2020, a un anno di distanza possiamo dire che i risultati sono sorprendenti” – raccontano i promotori della tecnica. “Il paziente, un uomo di 39 anni che soffriva di un dolore debilitante nella zona di crescita del tumore, oggi sta bene e la massa è quasi scomparsa. Questo grazie a una sola seduta di crioterapia.” La crioterapia, o crioablazione, è una tecnica che viene eseguita sotto guida radiologica. Uno o più aghi – ognuno di questi congela un’area di circa 3 cm – vengono inseriti all’interno della massa tumorale e il gas che viene iniettato congela il tumore, impedendogli di continuare ad alimentarsi. La massa quindi necrotizza e si riduce fino anche a scomparire. La fibromatosi desmoide è una forma rara di tumore benigno, in Italia sono diagnosticati circa 150 casi all’anno, può colpire a tutte le età ma si riscontra prevalentemente tra i 18 e i 35 anni, soprattutto in donne in età fertile.

È un tumore raro e benigno ma purtroppo può essere fortemente invalidante, ho visto pazienti con severe difficoltà motorie, difficoltà anche a stare in piedi per brevi periodi e colpite da costanti dolori” – spiega Errani. “Fino ad oggi, quando la situazione è grave ed è necessario intervenire, l’opzione migliore risultava un trattamento chemioterapico a basso dosaggio, terapia che però non porta a una scomparsa della massa ma può solamente bloccare il progredire della malattia. La rimozione chirurgica del tumore è poi solitamente sconsigliata perché i rischi di una recidiva più aggressiva sono altissimi. Dai primi risultati di uno studio americano del Memorial Sloan Kettering Cancer Center e di uno studio multicentrico francese è nata l’idea di utilizzare la crioterapia, già in uso per altre patologie, anche per questo tipo di tumore”. Al Rizzoli sono stati trattati i primi 6 pazienti provenienti da tutta Italia, i cui follow-up stanno andando benissimo e che hanno permesso di constatare anche un immediato miglioramento della sintomatologia.

Offrire ai malati non solo una valida alternativa a un trattamento aggressivo o invasivo ma soprattutto una tecnica più efficace è ciò che ogni medico desidera per i propri pazienti” – sottolinea il direttore generale Anselmo Campagna. “Per chi è affetto da fibromatosi desmoide oggi il Rizzoli è in grado di farlo. Credendo nelle alte potenzialità della radiologia interventistica, grazie anche al supporto della Regione Emilia-Romagna, con un investimento del Rizzoli di oltre 2 milioni di euro ci doteremo di una nuova apparecchiatura di ultimissima generazione che ci permetterà un più ampio campo di azione nei trattamenti ai nostri pazienti e la possibilità di garantire prestazioni e tecniche altamente all’avanguardia, tra cui crioterapia, termoablazione con radiofrequenza, agobiopsie, sotto guida angiografica/Tac”. Fonte: www.ior.it.

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