Impronte digitali obbligatorie nelle carte di identità di tutti gli italiani, dubbi sulla privacy sul nuovo regolamento voluto dall’Unione Europea

Passa in sordina da tempo un nuovo accordo stabilito tra l’Unione Europea e la Repubblica italiana per le impronte digitali obbligatorie nella nuova versione digitalizzata della carta di identità:

come molti italiani avranno constatato, infatti, negli uffici anagrafe dei comuni del belpaese sono da poco richieste obbligatoriamente le impronte digitali. Quello che un tempo risultava un obbligo rivolto soltanto ad alcuni criminali, dunque, è stato esteso nei fatti a tutti i cittadini. In sordina sarebbero passati nche i commenti critici a questo provvedimento senza precedenti:

Negli scorsi mesi, attraverso una lettera inviata ai parlamentari della commissione Libertà civili, le organizzazioni non governative chiedevano di “respingere” la raccolta di impronte, che costituirebbe “una violazione sproporzionata dei diritti alla privacy e alla protezione dei dati“:

“Siamo fermamente contrari – concludevano le cinque sigle – all’idea che la libera circolazione possa essere garantita solo attraverso l’uso di tecnologie di identificazione biometrica”.

Nonostante le preoccupazioni per la privacy e la sicurezza dei dati, il passaggio del provvedimento all’Eurocamera è arrivato con 335 favorevoli, 269 contrari e 21 astensioni. Tra i parlamentari italiani, a schierarsi a favore del nuovo provvedimento UE sono stati i parlamentari di M5s, Pd e Forza Italia. Astenuti i cinque eurodeputati della Lega presenti in aula. “Apprezzo in particolare – aveva dichiarato Gérard Deprez, relatore del provvedimento – la presenza di un simbolo europeo sulle carte d’identità e il riferimento ‘cittadino dell’Ue’ sui documenti di soggiorno degli oltre 15 milioni di europei residenti in un altro Stato membro”. Già nei mesi scorsi, l’associazione “Sportello dei Diritti”  di Giovanni d’Agata sosteneva che “la raccolta delle impronte digitali obbligatoria per le carte d’identità dell’Unione Europea solleva seri problemi sulla privacy, perché sembrerebbe un’invasione di privacy rivolta ai cittadini. I chip su cui sono archiviati i dati potrebbero essere facilmente hackerati. Infatti, utilizzando un solo database centralizzato il rischio di abusi è maggiore, perché minore la sicurezza; utilizzando invece ognuno un database la sicurezza e i dati potrebbero essere più facilmente protetti. Già nell’aprile del 2018 i parlamentari europei avevano già discusso del progetto per l’inserimento di dati biometrici sulle carte di identità dei cittadini europei, rimandata fino ad oggi. Si tratta ancora, comunque, di un accordo informale”. Nonostante questi dubbi provenienti da piu’ organizzazioni, la schedatura prosegue, senza un vero parere dei cittadini italiani. E buona parte della politica – compresi i cosiddetti partiti “anti-sistema” non sembra ostile al provvedimento.

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