Immagini e video riproducenti atti di sfruttamento sessuale in danno di minori anche meno di 5 anni. Indagate 31 persone nell’operazione “Luna”

Con l’operazione “Luna”, la Polizia postale di Trieste e Udine, coordinata del Servizio polizia postale e delle comunicazioni, ha eseguito 32 perquisizioni su tutto il territorio nazionale, 25 nei confronti di maggiorenni e 7 nei confronti di minori; l’attività investigativa ha consentito l’arresto di una persona e la denuncia di altre 30 per detenzione, cessione e divulgazione di materiale pedopornografico. L’operazione è scaturita a seguito dell’analisi del materiale informatico sequestrato ad un cittadino di Udine, arrestato lo scorso anno nel corso di un’altra indagine e successivamente condannato per detenzione, divulgazione e produzione di materiale pedopornografico. Gli specialisti della Polizia postale, tramite software di analisi forense, sono riusciti a ricostruire la vasta rete di contatti dell’arrestato che scambiava numerosi link contenenti immagini e video riproducenti atti di sfruttamento sessuale in danno di minori con le persone denunciate oggi.

Attraverso il coordinamento del Centro nazionale di contrasto della pedopornografia online (Cncpo), è stato possibile attivare il network di cooperazione internazionale per individuazione gli utenti coinvolti. All’operazione hanno preso parte oltre sessanta specialisti in Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte, Liguria, Emilia Romagna, Marche, Toscana, Lazio, Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna. L’attività investigativa ha fatto emergere, nel complesso, la detenzione di migliaia di file di natura pedopornografica, raffiguranti minori anche al di sotto dei 5 anni, coinvolti in atti sessuali violenti. Il trend nel contrasto alla pedopornografia online segna un costante aumento dei casi e recentemente vede coinvolti nella detenzione e divulgazione di file illeciti anche minorenni. Nell’indagine, durante le perquisizioni effettuate nei confronti di alcuni minorenni è stata rilevata la presenza di software per l’anonimizzazione in Rete, oltre alla creazione di chat in cui i ragazzi si proponevano quali intermediari a pagamento per la distribuzione di materiale pedopornografico all’interno di spazi cloud protetti.

In altri casi i minorenni, pur non essendo interessati alla diretta fruizione del materiale illecito, si erano resi protagonisti della divulgazione di materiale pedopornografico in favore di interlocutori a loro sconosciuti, dietro la rassicurazione di essere ripagati con premi e regalie, dimostrando scarsa consapevolezza dei rischi a cui esponevano sé stessi e i propri dati personali in Rete.

 

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