Il destino del Governo nelle mani di Renzi: ecco perché l’uscita dal PD lo rafforza

L’assenza dei PD toscani nel Governo Conte 2.0 “non sia semplicemente un modo per colpire Renzi e il nostro gruppo, perché credo che non sia giusto e non se lo meritino i cittadini della nostra regione” – questo era l’auspicio dell’ex ministra Mariaelena Boschi pubblicamente diffuso diversi giorni fa, quando erano ancora in corso le nomine dei sottosegretari. Oggi la notizia della doccia fredda per il PD:

l’ex segretario ed ex Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha deciso di abbandonare il Partito Democratico a favore di una nuova forza politica che, al momento, non darà filo da torcere al Governo PD-M5S. Con lui, andranno via in blocco anche altri esponenti dem, compresa la Ministra all’Agricoltura Bellanova che avrebbe definito l’iniziativa di Renzi unprogetto ambizioso”. L’attuale senatore toscano ha dichiarato quanto segue:

“Ho deciso di lasciare il Pd e di costruire insieme ad altri una Casa nuova per fare politica in modo diverso. Dopo sette anni di fuoco amico penso si debba prendere atto che i nostri valori, le nostre idee, i nostri sogni non possono essere tutti i giorni oggetto di litigi interni. La vittoria che abbiamo ottenuto in Parlamento contro il populismo e Salvini è stata importante per salvare l’Italia, ma non basta. Adesso si tratta di costruire una Casa giovane, innovativa, femminista, dove si lancino idee e proposte per l’Italia e per la nostra Europa. C’è uno spazio enorme per una politica diversa. Per una politica viva, fatta di passioni e di partecipazione. Questo spazio attende solo il nostro impegno. Lascio le polemiche e le dietrologie a chi sta nei palazzi. Io sorrido a tutti e auguro buon ritorno a chi adesso rientrerà nel Pd. E in bocca al lupo a chi vi resterà. Per me c’è una strada nuova da percorrere. Lo faremo zaino in spalla, passo dopo passo. La politica richiede proposte e coraggio, non solo giochi di corrente. Noi ci siamo. Offriamo il nostro entusiasmo a chi ci darà una mano. Offriamo il nostro rispetto a chi ci criticherà. Ma offriremo soprattutto idee e sogni per l’Italia di domani. Ci vediamo alla Leopolda” – conclude Renzi sui social.  Durissima la reazione di Dario Franceschini che richiama persino gli anni del fascismo:

“Nel 1921-22 il fascismo cresceva sempre più. Popolari, socialisti e liberali avevano la maggioranza in Parlamento, fecero nascere i governi Bonomi, Facta1, Facta2. La litigiosità e le divisioni li resero deboli sino a farli cadere facendo trionfare Mussolini. La storia dovrebbe insegnare”, ha scritto, su Twitter,  il ministro dei Beni culturali e capo delegazione del Pd al governo.