Nelle ultime ore, Donald Trump ha escluso categoricamente l’utilizzo dell’arma nucleare: «A nessuno dovrebbe essere consentito usarla», ha affermato parlando con i giornalisti, dando un sollievo temporaneo a chi aveva interpretato sue frasi precedenti come minacce drastiche contro l’Iran, quando nei primi giorni di aprile fu dichiarato che «Possiamo distruggere l’Iran in una sola notte» e che «un’intera civiltà morirà» se non fosse stato riaperto lo stretto di Hormuz. La notizia che il presidente avrebbe tentato di attivare i codici nucleari contro l’Iran — una ricostruzione avanzata dall’ex analista della CIA Larry Johnson — ha fatto rapidamente il giro del mondo, ma presenta evidenti crepe:
L’equivoco mediatico:
Secondo Johnson, durante una riunione d’emergenza alla Casa Bianca del 18 aprile, Trump avrebbe chiesto l’accesso ai codici e il generale Charles Caine, capo degli Stati Maggiori Congiunti, avrebbe rifiutato opponendosi all’ordine. L’unico materiale visivo citato a sostegno dell’episodio è un breve filmato che mostra Caine mentre cammina nei giardini della Casa Bianca, chiaramente insufficiente a corroborare una disputa di quelle dimensioni. Le verifiche giornalistiche e di fact checking hanno sollevato forti dubbi. La Casa Bianca non ha fornito conferme; Newsweek ha dichiarato di non aver riscontrato alcuna evidenza indipendente dell’incontro; Snopes e altri siti di controllo hanno controllato il calendario ufficiale e non hanno trovato traccia della riunione contestata. Inoltre, Johnson stesso ha ammesso poi sul suo blog di non avere riscontri concreti a supporto della sua versione. Il caso presenta due problemi distinti ma interconnessi: uno procedurale e uno informativo. Proceduralmente, la catena di comando nucleare statunitense non opera nei termini descritti dalla ricostruzione di Johnson — il processo decisionale e le autorità coinvolte sono più complessi e regolamentati di quanto una narrazione semplificata lasci intendere. Informativamente, la vicenda è un esempio di come una singola fonte non verificata possa generare una diffusione rapidissima dell’allarme: la storia è passata dal podcast di settore alle prime pagine dei quotidiani in tempi brevissimi, senza che emergessero prove indipendenti. La credibilità della fonte è un altro elemento rilevante. Johnson è un ex funzionario della CIA oggi attivo come commentatore e podcaster; in passato è stato collegato al rilancio di storie in seguito smentite e risulta un frequente ospite dei media statali russi, circostanza che rafforza la necessità di cautela nel valutare le sue affermazioni. La smentita ufficiale e la mancanza di prove indipendenti rendono la narrativa del tentato accesso ai codici nucleari altamente incerta. Il caso rimane un utile promemoria: in materia di sicurezza nucleare è essenziale distinguere tra allarme mediatico e fatti verificati, e affidarsi a fonti multiple e attendibili prima di trarre conclusioni. Link video della conferenza stampa ufficiale della Casa Bianca:
