Germania minaccia di non contrastare piu’ trafficanti di uomini, ma i razzisti sono sempre e solo gli italiani

Mentre in Italia ogni singola iniziativa dell’attuale Ministero degli Interni viene vista come una forma di “fascismo 2.0” accompagnata da accuse di razzismo misto a populismo in merito sopratutto alle ultime strategie in ambito di gestione dell’immigrazione clandestina, la democratica e bonaria Germania guidata dalla cancelliera Angela Merkel si sfila ufficialmente dalla cosidetta “Missione Sophia“, ovvero dalla misura di contrasto dei trafficanti di uomini che troppo spesso causano anche naufragi e morti nel mar Mediterraneo per una vergognosa questione di profitto economico. Ad un certo punto, dopo le polemiche politiche in ambito europeo, il mezzo dietrofront della Germania: non si ritirerà dalla missione ma manterrà in stand-by l’avvicendamento delle navi fino a quando non otterrà un “chiarimento sull’operazione“.

“Non è questione di partecipazione – fa trapelare una fonte europea all’agenzia LaPresse – la Germania continuerà a partecipare all’operazione e nulla indica che non metterà nuovamente una unità navale a disposizione in futuro”. Attualmente le navi dispiegate sono tre: la Reina Sofia per la Spagna, la Luigi Rizzo per l’Italia e l’Augsburg per la Germania. Il ritiro di quest’ultima era già previsto per il 6 febbraio: avrebbe dovuto sostituirla la nave Berlini ma non salperà finché non sarà “chiarita la situazione dei porti di sbarco e il futuro dell’operazione“.

La decisione della Germania ha creato un effetto a catena nei difficili equilibri tra Paesi europei. “Se ora qualcuno, pensando di fare un danno all’Italia, si sfila per noi non è assolutamente un problema”ribatte Matteo Salvini senza troppi giri di parole. D’altra parte è da quando è arrivato al governo che il vicepremier leghista chiede il cambio delle regole della missione che prevede che tutti gli immigrati soccorsi debbano sbarcare in Italia. “In sei mesi – svela – in Europa ci hanno detto sempre ‘no'”. Il mandato scadrà il 31 marzo. E questa scadenza potrebbe essere per il governo gialloverde per riuscire a cambiare le regole di ingaggio che, secondo i dati del Viminale, avrebbero riversato “nel nostro Paese 50mila immigrati”. Lato tedesco, invece, le colpe sarebbero tutte da attribuire all’Italia. A Davos, come riporta l’agenzia Adnkronos, il ministro della Difesa tedesco, Ursula Von der Leyen ha apertamente accusato il comando italiano di aver mandato, “per tre quarti dell’anno”, la Marina tedesca “negli angoli più remoti del Mediterraneo, dove non ci sono rotte di trafficanti e nessuna rotta di migranti. Non solo. A detta del ministero della Difesa tedesca, Roma avrebbe addirittura “cambiato le priorità” dell’intera operazione spostandola “verso la lotta al contrabbando di armi e di petrolio” al largo delle coste della Libia.

Al comando dell’operazione Sophia è l’ammiraglio italiano Enrico Credendino che, prima del rientro della tedesca Augsburg, poteva contare su tre unità navali e otto supporti aerei. È stato lui a contattare in mattinata i tedeschi per avere chiarimenti sulle indiscrezioni uscite ieri sera. “La Germania non si ritira – ha garantito dopo la telefonata – hanno posizioni chiave che rimangono nel mio quartier generale e sulla flagship“. Berlino ha, però, indicato di non prevedere la sostituzione “per ora” della Augsburg con la nave Berlin, inviata a partecipare a manovre della Nato nel mare del Nord. “La nave Berlin – ha spiegato lo stesso Credendino – è stata designata e rimarrà in Germania, pronta a muoversi in due settimane in attesa che si chiarisca la situazione dei porti di sbarco e il futuro dell’operazione”. Tutto congelato, insomma. L’esercito tedesco ha, tuttavia, mantenuto il personale al quartier generale di Sophia a Roma. “Quindi – ha sottolineato l’ammiraglio – non cambia assolutamente nulla, la Germania rimane uno dei principali partner dell’operazione”.

L’ultimo salvataggio sotto bandiera tedesca è avvenuto lo scorso luglio. Dal 2015 a oggi hanno tratto in salvo oltre 22mila immigrati. Ora, per Von Der Leyen, l’impasse potrà essere risolta solo a livello politico. La nave Berlin può, infatti, rientrare nel Mar Mediterraneo in qualunque momento, nel giro di una decina di giorni. Prima che questo accada, però è necessario che Bruxelles si vedano i ministri dell’Interno europei per trovare la quadra sul futuro della missione Sophia. “Abbiamo atteso a lungo una soluzione – lamenta il ministro tedesco – è ora di trovarla a livello politico”. Ma, a detta dell’Italia, da parte dell’Unione europea non c’è alcun interesse perché ciò avvenga.

Che cos’è la missione Sophia? E che cosa comporterebbe la sua fine per i soccorsi nel Mediterraneo? La missione EuNavFor Med, detta anche Operazione Sophia dal nome di una bambina data alla luce da una donna somala su una delle sue navi, è nata nel 2015, dopo il naufragio, avvenuto il 18 aprile di quell’anno al largo delle coste libiche, di un peschereccio, in cui morirono oltre 800 persone. Obiettivo della missione, per la quale si impegnò in particolare l’alto rappresentante dell’Ue per gli Affari Esteri, Federica Mogherini, era “adottare misure sistematiche per individuare, fermare e mettere fuori uso imbarcazioni e mezzi usati o sospettati di essere usati dai trafficanti di esseri umani”, tutto questo “nel pieno rispetto del diritto internazionale”, ricorda il ministero della Difesa.

La sede della missione è a Roma e il comando è italiano. Fino ad oggi, prima che la Germania si sfilasse, hanno partecipato all’operazione, che può contare su sei navi (tra cui l’italiana San Giorgio) e sei elicotteri, 26 Paesi europei. La missione EuNavForMed, che consente all’Italia, Paese guida, di tenere sotto controllo quello che avviene nelle acque del Mediterraneo Centrale, una zona di interesse strategico per il nostro Paese, punta anche ad attuare l’embargo all’export di armi verso la Libia, ad addestrare la Guardia costiera e la Marina libiche (il primo ciclo di addestramento, nel 2016, si è svolto sulla San Giorgio e sull’olandese Rotterdam), a condurre attività di sorveglianza e di raccolta informazioni. La missione dall’ottobre 2015 opera in acque internazionali abbordando, perquisendo e sequestrando natanti sospettati di essere utilizzati per il traffico di esseri umani. Un rapporto della Camera dei Lord, riportato dal Daily Mail, nel 2017 accusò l’operazione Sophia di essere una “calamita per migranti”. Tuttavia, anche se ha salvato migliaia di vite, Sophia non è una missione nata al fine di effettuare salvataggi in mare. Il mandato della missione è stato rinnovato a dicembre per tre mesi e si concluderà alla fine di marzo. (Fonti: La StampaIl Giornale). Ultim’ora – Conte: “Merkel non vuole ritirarsi da Sophia”:

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