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E ora gli Usa vogliono colpire Cuba: ennesima guerra alle porte? Cosa sappiamo

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Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti d’America ha formalizzato un atto d’accusa federale contro l’ex presidente cubano Raúl Castro e altre cinque persone per l’abbattimento, avvenuto nel 1996 nello Stretto della Florida, di due velivoli civili in cui persero la vita quattro persone, tra cui tre cittadini statunitensi. La notizia ha riacceso tensioni già alte e, secondo fonti citate da Politico, segnala un’escalation negli atteggiamenti di Washington verso l’isola, con l’opzione militare tornata al centro delle valutazioni. Fonti informate riferiscono che l’amministrazione del presidente Donald Trump è sempre più insoddisfatta dei risultati ottenuti tramite la pressione economica e diplomatica:

La frustrazione dell’amministrazione Trump:

dal rafforzamento delle sanzioni all’azzeramento delle forniture di carburante verso Cuba, misure volte a costringere l’isola ad aprire a riforme economiche e politiche. Secondo queste fonti, le aspettative che il deterioramento della situazione interna portasse rapidamente a un cambiamento di regime non si sono realizzate, alimentando la considerazione di misure più drastiche, compresa l’opzione militare. “L’idea iniziale era che la leadership cubana fosse fragile — afferma una delle fonti — e che la combinazione di sanzioni, blocco petrolifero e l’effetto degli sviluppi in Venezuela e Iran avrebbe piegato l’isola. Ma ora, con risultati incerti in Iran e una resistenza cubana più tenace del previsto, l’azione militare è tornata sul tavolo con una serietà nuova”. La divulgazione dell’incriminazione di Raúl Castro ha inoltre fatto nascere speculazioni su un possibile blitz mirato alla cattura dell’ex leader, richiamando il modello dell’operazione contro Nicolás Maduro a Caracas.

Opzioni militari: dal raid all’invasione:

Secondo fonti del Pentagono riprese da Politico, lo US Southern Command avrebbe predisposto una serie di piani che spaziano da un raid aereo intimidatorio fino a un’invasione di terra. Si tratta, dicono le stesse fonti ufficiali, di esercizio di pianificazione: preparare opzioni non significa aver preso una decisione operativa immediata. Dalla Casa Bianca si invita alla cautela, ribadendo che il Pentagono elabora opzioni per il comandante in capo, ma esprimendo fiducia che Cuba in futuro “cadrà” e che gli Stati Uniti saranno pronti a “aiutare”. Fonti citate da Politico precisano che è improbabile coinvolgere in modo operativo la comunità degli esiliati cubani: il loro ruolo sarebbe limitato a sostegno e agitazione; non si tratta, si dice, di una riproposizione della Baia dei Porci. Questo elemento indica la volontà di Washington di mantenere il controllo diretto su ogni eventuale operazione militare e di limitare l’impiego di forze irregolari o paramilitari.

Contromosse e narrazioni informative:

Nei giorni scorsi Axios ha riferito che Cuba avrebbe acquistato centinaia di droni militari e stia valutando modalità d’impiego contro obiettivi statunitensi in caso di conflitto. Alcuni analisti di sicurezza interpretano la diffusione di tali informazioni come un possibile tentativo dell’intelligence USA di costruire un quadro giustificativo per un’azione militare futura: presentare capacità e minacce al pubblico e ai decisori può facilitare l’accettazione politica di opzioni più aggressive. Una qualsiasi operazione militare contro Cuba implicherebbe rischi strategici e politici rilevanti: escalation regionale, impatto sulle relazioni con partner latinoamericani, reazioni internazionali e gravi conseguenze umanitarie per la popolazione cubana. Inoltre, la vicinanza geografica dell’isola alle coste statunitensi e il suo retroterra politico e militare rendono qualsiasi opzione bellica complessa e potenzialmente costosa.

L’incriminazione di Raúl Castro rappresenta un nuovo, potente elemento nella tensione fra Washington e L’Avana. Secondo le fonti citate dalla stampa americana, l’amministrazione statunitense sta rivalutando strumenti più duri, compresa la forza militare, dopo aver giudicato insufficienti le pressioni economiche. Al momento, tuttavia, non esiste una decisione pubblica di intervento: esistono scenari e piani, ma passare dalle opzioni sulla carta a un’azione concreta resterebbe una scelta dal forte impatto geopolitico e dalle conseguenze imprevedibili.

Fonte: https://www.politico.com/news/magazine/2026/05/18/the-odds-of-trump-attacking-cuba-are-going-up-00926317

#usa #cuba

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