È morto stamattina a Capri, nella sua amata isola. Aveva 87 anni e la sua scomparsa, dopo una lunga malattia, lascia un vuoto profondo nel panorama della musica italiana: con lui se ne va uno degli ultimi grandi protagonisti della canzone del Novecento, pianista raffinato e interprete capace di attraversare oltre sessant’anni di musica parlando a generazioni diverse senza mai smarrire il proprio stile. La notizia è stata diffusa da Il Mattino online. Peppino Di Capri lascia i figli Nico, avuto dalla prima moglie, e Edoardo e Daria con Giuliana Gagliardi. Il suo percorso artistico, iniziato giovanissimo, racconta una storia in cui la musica non è stata soltanto lavoro, ma identità.
Un monumento della canzone italiana:
Quindicesi volte al Festival di Sanremo, con due vittorie: nel 1973 e nel 1976. E poi ancora: quattro partecipazioni al Festival della Canzone Napoletana, con un successo nel 1970, e nove presenze a Canzonissima. Numeri che fotografano una carriera lunga e costante, fatta di ritorni importanti sul palco e di brani capaci di restare, nel tempo, nella memoria collettiva. Tra i suoi successi, ancora oggi ricordati e cantati, spiccano titoli diventati veri e propri riferimenti: “Un grande amore e niente più”, “St Tropez twist”, “Roberta”, “Luna caprese” e “Champagne”, forse la sua canzone più famosa e la più ballata. Una capacità speciale, la sua, di unire eleganza interpretativa e sonorità riconoscibili, trasformando le melodie in immagini immediate, facili da condividere e difficili da dimenticare. Il nome d’arte è legato all’immaginario di Capri, ma dietro c’era Giuseppe Faiella: questo il suo vero nome. Una biografia che comincia davvero da bambino. Giovanissimo, infatti, Peppino si esibì in pubblico già a quattro anni: suonava il pianoforte per le truppe americane durante la Seconda guerra mondiale. Un inizio precoce che sembra quasi presagire una vita interamente dedicata alla musica. Anche l’ambiente in cui cresceva contribuì a formare il suo talento. La musica, raccontano, era di famiglia: il nonno faceva parte della banda musicale di Capri, mentre il padre, titolare di un negozio di strumenti musicali, nel tempo libero suonava clarinetto, sassofono, contrabbasso e violoncello. In quel clima, Peppino Di Capri trovò le radici e la direzione di ciò che sarebbe diventato: un interprete raffinato, capace di rendere la canzone un’arte completa, dal pianoforte fino al grande pubblico. Si è spento a villa Castiglione, sempre sull’isola che lo ha visto vivere e rappresentare. La musica italiana lo saluta con un’eredità fatta di eleganza, stile e brani che continuano a scorrere nel cuore di chi li ha ascoltati e di chi, oggi, li scopre. La sua voce—e le sue note—restano. Un link video per non dimenticarlo:
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