Decine di Boeing 737 MAX sono stati messi a terra per un potenziale difetto elettrico

Boeing ha raccomandato a 16 clienti di mettere a terra decine di 737 Max per risolvere alcuni possibili problemi elettrici a bordo. Con una breve nota la società americana ha invitato le società aeree a verificare se uno dei componenti essenziali dell’impianto elettrico è sufficientemente fissato. Il difetto potenziale, è limitato a un gruppo specifico dei Boeing 737 Max, quindi non a tutti gli esemplari in circolazione oggi, e che sta informando le aviolinee interessate fornendo loro le indicazioni dei jet da controllare in modo più approfondito:

Tuttavia la società non ha reso noto i nomi dei vettori e nemmeno il numero di velivoli coinvolto, anche se da quello che filtra si tratterebbe di una novantina. Ma intanto Southwest Airlines, American Airlines, United e Alaska Airlines, hanno fatto sapere di aver messo a terra 67 Max, A terra anche uno dei 14 aerei della low cost canadese WestJet. Nella stessa nota Boeing specifica che il problema non è legato al MCAS, il sistema anti-stallo finito nel mirino delle indagini perché responsabile principale dei due incidenti mortali, quello dell’ottobre 2018 in Indonesia (velivolo di Lion Air, 189 morti) e quello del marzo 2019 in Etiopia (velivolo di Ethiopan Airlines, 157 vittime):

entrambi i velivoli, nuovi di zecca, sono precipitati ad altissima velocità pochissimi minuti dopo il decollo. Secondo la piattaforma specializzata nel settore dell’aviazione e dei dati di viaggio e analisi Cirium, alla fine di marzo erano 115 i Boeing 737 Max in servizio in tutto il mondo che hanno operato più di 300 voli. Se i 90 velivoli coinvolti dalla richiesta di approfondimenti tecnici dovesse risultare un numero corretto questo vorrebbe dire che circa otto esemplari su dieci devono essere messi a terra per i controlli. In Europa finora sono cinque le aviolinee a usare una decina di 737 Max: la polacca Lot, la ceca SmartWings, l’islandese Icelandair e le due divisioni belga e britannica di TUIfly. Per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, è l’ennesimo intoppo per un velivolo che è tornato in servizio da poche settimane dopo lo stop di un anno e mezzo dovuto al doppio incidente mortale nel 2018 e 2019.

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