Con 1,50 euro si potrà comprare soltanto mezzo chilo di pane, confermati gli aumenti

Il prezzo del pane aumenterà presso di 50 centesimi. Il fenomeno sembra oramai ufficiale nella categoria a seguito degli aumenti dei costi delle materie prime:

Dopo l’aumento del costo di buona parte dei carburanti in commercio, infatti, anche i prodotti alimentari subiranno un aumento a partire dalla prossima settimana (anche se si segnalano aumenti già nei supermercati). Tra questi, persino il pane che potrà essere acquistato con una maggiorazione di prezzo di 50 centesimi, così come stabilito tra le associazioni di categoria. Materie prime, indispensabili per la vita, che vedono così aumentare i loro prezzi, soprattutto a scapito di chi era già in difficoltà economiche e che ora rischia ulteriormente di subire il costo della vita piuttosto salato. Staremo comunque a vedere come si evolverà la situazione:

“Nella filiera nazionale del grano c’è grande preoccupazione per la repentina impennata dei prezzi che si sta verificando ormai da diversi mesi; a tali sensibili aumenti, che rischiano di ripercuotersi sul prodotto finito, cioè la pasta, vanno sommati la crescita dei costi produttivi, quali ad esempio concimi e antiparassitari, e la drastica riduzione della produzione mondiale, con scorte ai minimi da cinque anni a causa dei cali verificatisi in Canada, Stati Uniti e Russia”. Lo ha sottolineato lo scorso 20 ottobre la Copagri intervenendo ai lavori del Tavolo grano duro e tenero, svoltisi oggi al Mipaaf, in due momenti distinti, alla presenza del Sottosegretario alle Politiche Agricole Gian Marco Centinaio:

“A fronte di tale situazione, caratterizzata poi da un forte incremento dei prezzi dell’energia e dei trasporti, con quelli delle navi porta-granaglie che stanno raggiungendo livelli fino a pochi mesi fa impensabili, si registra un aumento della domanda e dei consumi mondiali di grano”, ha fatto notare la Confederazione, evidenziando che “tale preoccupante quadro interessa sia il comparto del grano duro che, in misura minore, quello del grano tenero, con ricadute sui prodotti da forno e di panificazione, ma anche sull’alimentazione del bestiame, vista la concomitante crescita dei prezzi di altre commodity, quali mais e orzo”.

“Per tali ragioni è prioritario accelerare con la messa in campo del decreto attuativo del registro telematico di carico e scarico dei cereali, il cosiddetto ‘Granaio Italia’, apportando alcuni correttivi all’impianto normativo che possano ridurre il carico burocratico sulle spalle delle aziende, andando al contempo a garantire la trasparenza commerciale di un settore che vale oltre 3,7 miliardi di euro e impegna quasi 420mila aziende, con oltre 3,5 milioni di ettari di superficie agricola utilizzata”, ha suggerito la Copagri.

“Pensiamo, in particolare, a interventi sulla quantità minima di cereali prodotta o stoccata per la quale va introdotto il registro, innalzando la rigida soglia attualmente prevista delle 5 tonnellate, e sulla frequenza con la quale ogni soggetto interessato dovrà inserire i propri dati a sistema; la priorità – ha concluso la Copagri – deve essere quella di avere un quadro aggiornato e completo delle produzioni strategiche del Paese, quali ad esempio i cereali, in quanto non è più possibile prescindere da una accurata conoscenza delle fonti di approvvigionamento dei beni di prima necessità”.

 

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