Che fine facevano i migranti nel periodo di amizia italo-libica?

Sirte 2 03 2009
Libia
Il Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi, incontra il Leader Libico Gheddafi.
(C) LIVIO ANTICOLI

Il rapporto anche personale tra Gheddafi e Silvio Berlusconi fu molto stretto tanto da far dichiarare al Colonnello che l’Italia era stato l’unico paese europeo a regolare veramente i conti con una ex colonia africani. Furono molte le visite dell’allora leader libico in Italia accompagnate spesso da polemiche:

L’Italia per voce del governo Berlusconi IV è stato uno dei primi stati a riconoscere l’esercito libero libico. Berlusconi ha dichiarato di non voler “disturbare” Gheddafi, dopo le prime repressioni delle proteste. In seguito ha definito “inaccettabili” gli attacchi militari sui dimostranti, dopo le prime centinaia di morti. L’allora Ministro degli Esteri Frattini si mostrò soprattutto preoccupato per le conseguenze sul fronte dell’immigrazione, supportando l’idea di una riforma costituzionale della Libia ad opera dello stesso regime, arrivando ad affermare che l’Unione europea «non deve interferire» nei processi di transizione in corso nel mondo arabo cercando di «esportare» il proprio modello di democrazia. Video:

Forse ancora prima della Turchia di Erdogan, Gheddafi fu il primo ad utilizzare il tema migranti per ottenere ciò che voleva dall’Europa. La differenza con oggi sta nel fatto che l’allora dittatore libico aveva la capacità di gestire la rotta dei migranti, bloccandola a piacimento anche all’inizio del percorso. Secondo una ricostruzione politica, i migranti respinti riuscivano a tornare indietro mentre in altre ricostruzioni questi avrebbero fatto una brutta fine:

A distanza di alcuni anni dalla morte dei dittatore libico, l’ex premier Berlusconi sostenne che la sua politica era riuscita ad “addomesticare Gheddafi”. Video:

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