C’è chi lascia il partito ma si tiene la poltrona con la scusa di una rappresentatività non rispettata. Eppure, una soluzione ci sarebbe: dimissioni e dare spazio ad altri

In questo periodo storico si parla di esponenti politici “pronti a lasciare” che però, in realtà … non vogliono lasciare. Mi spiego meglio: come tutti ricorderanno, nel palazzo sacro della politica sta formandosi una grande coalizione caratterizzata dalla presenza di partiti di svariati colori politici. Ogni partito coinvolto avrebbe una sua visione differente dell’Italia, dell’Europa, del mondo, del lavoro ecc. …ma tutti, quasi magicamente, avrebbero trovato un’intesa per un grande governo unico ed omogeneo, capace, ci dicono, di affrontare la crisi. E sin qui, dopo tutto, nulla di tanto assurdo se si tengono conto dei precedenti storici:

Il primo governo che viene in mente è quello guidato da Monti, quando buona parte del parlamento affidò, almeno inizialmente, la fiducia ad un esecutivo che si rivelò nel tempo piuttosto discutibile. Lo seguirono, poi, altri governi più o meno politici ma, di fatto senza elezioni. In quel periodo, i cosiddetti partiti di centrosinistra e centrodestra subirono scissioni interne e correnti sino alle elezioni sucessive, che decretarono un’apparente stravolgimento del quadro politico nazionale. Oggi, siamo in una circostanza simile dove coloro che dichiarano di essere contrari alla maggioranza vogliono pasare ad un’opposizione che, evidentemente sanno, non avrà numeri per fare nulla se non per consentire loro di restare sui banchi dei gruppi “misti” ottenendo comunque gloriosi stipendi. Oggi nel “palazzo sacro della Politica” abbiamo gente, a volte molto giovane, che parla di impossibilità a lasciare perché “ha avuto una storia di attivismo”. Ebbene, ci chiediamo a questo punto che fine ha fatto, ad esempio, la raccolta firme sul referendum sull’euro effettuata anni fa. Cari “oppositori”, fatevelo dire: la vostra scusa della rappresentatività non funziona più. Se mi dimettereste, anzitutto dareste l’opportunità ad un’altra persona di subentrare in Parlamento, e almeno si tratterebbe perlomeno di un cambio generazionale. Ma, ovviamente, nessuno sembra intenzionato a fare tutto ciò. Ci sarebbe un’altra via:

Quella della raccolta firme per chiedere elezioni anticipate e manifestare pacificamente.  Perché non lo fate? Perché vi limitate a dire che resterete nel “misto” con una rappresentatività che, in parte, è venuta a mancare nei territori? Che cosa avete fatto sino ad oggi epr le partite iva? Per la reale riconversione ambientale? Oggi il Governo parla di “super-transizione ecologica” resta da chiedersi, invece, che cosa hanno fatto in tutti questi anni di “lavoro” svoltosi su di una comoda poltrona utilizzata in parte per una maggioranza e poi, quando occorre a livello mediatico, in un’opposizione che non potrà fare null’altro se non sbraitare contro la maggioranza. Tutto a favore di camera, ma al popolo chi ci pensa?

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